Cosa spinge un adolescente a salire su un treno, bus o aereo con destinazione Lourdes?
Per molti, più che molti, giovani è un idea da scartare in partenza. Quel tipo di «viaggio» è pensato come silenzioso, sussurrato, fatto di sguardi bassi e rassegnati: da scartare. Beh, più che un idea è un preconcetto e, come tale, lontano dalla realtà. La realtà è diversa: il caos, comunque e sempre «creativo», ha il suo ampio spazio durante i pellegrinaggi; soprattutto non è fine a sé stesso, ma è quello utile a generare un clima di amicizia, a riportare lo sguardo fra le pieghe più positive ed ottimistiche del cuore. Il ritrovo serale, anche se impegnati nel servizio, è il momento ideale per stare ancora insieme, confrontarsi, assaporare anche quella forma di libertà che a fatica si scirebbe a far entrare nel tran tran quotidiano. Il denominatore comune è la percezione di una forma magnetica di libertà: poter superare il ritmo del giorno, della forma che costringe ad essere o a fare secondo un programma nel quale il pensiero profondo, la riflessione sul sé e su ciò che vale davvero, non trova tempo e spazio.
Poter pensare a tutto tondo, finalmente liberi di guardarsi dentro e fare due conti. Prendiamo Marco. «Era il 2007, avevo 14 anni e da solo sono partito per Lourdes affidato all’Unitalsi». Basta questo poco per dire molto, tutto. Un viaggio che, non ancora finito, da allora lo ha portato svariate volte a Lourdes con la stessa curiosità, ma via via più forte e matura. La prima esperienza l ha vissuta rante un «Pellegrinaggio dei Piccoli», scoprendo, accompagnato dai volontari, le emozioni del luogo e il beneficio dello spirito che nei giorni dei diversi pellegrinaggi si proponevano alla sua attenzione. «Ogni volta per me era un motivo di crescita, di fare esperienze, di conoscere il mondo attraverso le persone». Andare a Lourdes significa trovare e incontrare amicizie in un luogo di fratellanza, di relazioni potenti sicure e sincere. Il clima non è di tristezza, di dolorosa sofferenza, ma piuttosto di speranza, gioia, fiducia, attesa di cose belle: tutta la scala delle sensazioni positive. «Questo l’ho colto e vissuto subito, già da bambino». Nel raccontare le sue esperienze di pellegrino, Marco non manca di manifestare l’attaccamento all’Associazione, nella quale continua ad essere presente in modo attivo e concreto, testimone per tutti del bello e del buono della vita. Ma ora c è un Marco ormai adulto che mostra legame particolare e doppio con Lourdes e con l’Unitalsi, raccogliendo le sue esperienze ed emozioni in un libro digitale. «Mi è sempre piaciuto scrivere e l’ho sempre fatto: un modo per raccogliere le idee, mettere insieme immagini e sensazioni, e ricordare. Ogni ricordo lo archiviavo in una cartellina dedicata, così da poter ritrovare e ritornare là dove e come ero stato. Mi sembrava anche giusto passare le mie esperienze ad altri ed ero disposto a condividerle con chi lo avesse voluto. Poi da cosa nasce cosa: conosci una persona, incontri un editore, un amico ti dà un suggerimento e di lì è nato il mio libro digitale». Una chiavetta Usb, moderna bottiglia nell oceano, lancia un messaggio: «Se hai l’opportunità e la possibilità, fallo! È un esperienza che lascia il segno».
La Voce e il Tempo, di Silvana Olmo Menato, Unitalsi Piemontese
Pubblicato il 6 Marzo 2026

