Il santuario di Santa Maria del Fonte, a Caravaggio, ha accolto la mattina di giovedì 17 settembre l’annuale incontro regionale dei sacerdoti e diaconi anziani e ammalati, promosso dalla sezione dell’Unitalsi Lombardia.
Il significativo momento – giunto alla dodicesima edizione – s’è inserito anche quest anno nel contesto della riunione della Conferenza episcopale lombarda, alla presenza dei vescovi delle nostre Chiese guidati dal metropolita Arcivescovo Mario Delpini. Più di 150 i presbiteri giunti a Caravaggio – tra loro anche una delegazione della diocesi di Crema, guidata dall’assistente dell’Unitalsi don Giuseppe Dossena – ai quali i vescovi hanno espresso apprezzamento e gratitudine per il loro servizio e la loro testimonianza, resa anche nel tempo delicato della malattia e dell’età anziana.
Momento centrale dell incontro è stato la celebrazione della santa Messa, preceduta dalla preghiera del Rosario e presieduta da monsignor Delpini. Nell’omelia, riferendosi al miracolo delle nozze di Cana, l’arcivescovo di Milano si è soffermato sullo stupore provato dal direttore del banchetto nel vedere il vino esaurito, ma che Gesù ha sostituito con un altro, di qualità migliore.
Il sorprendersi di chi dirige il banchetto richiama, ha osservato Delpini, “quei preti e diaconi che hanno alle spalle tanti anni e tante esperienze; che ne hanno viste tante e che, pertanto, il vino buono l’hanno già gustato”. Eppure, la sorpresa del vino migliore è la manifestazione di Gesù, che si rivela “in modo nuovo, sorprendente, come una nuova misteriosa gioia”. Ed è proprio nella condizione di fragilità, nel momento in cui tutto diventa pesante, che la Parola del Signore risuona come un amicizia nuova per preti e diaconi che si sentono dimenticati, esposti alle critiche, assediati dalla paura, dalla necessità di cure e assistenza, dal pensiero della morte. “Per tutti – ha rimarcato l’arcivescovo metropolita – c’è la promessa di Gesù: Io sono con voi tutti i giorni. C’ è la sua consolazione nel chiamarci beati; c’è il suo invito a non preoccuparci: Se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’ è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? E ci sono le sue parole di fronte al brivido gelido dei pensieri di morte: Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà”.

Ma la sorpresa del vino nuovo, ha aggiunto Delpini, ci rivela, anche nell’età avanzata e nella fragilità, una nuova e sorprendente capacità di amare. Un amare, ha spiegato, “che significa prendersi cura della gioia degli altri, saper dedicare tempo ad ascoltare, ricordarsi dell’onomastico di un confratello, far pervenire un messaggio di vicinanza a chi è nella desolazione”. Soprattutto, ha più volte sottolineato l’arcivescovo, “amare significa perdonare: quando tornano alla mente torti subìti, quando si ricordano parole aspre e critiche ingiuste, quando le persone attese non vengono a trovarti, quando si insinua la percezione di non essere valorizzati dai superiori”. E, infine, “amare significa essere grati”. È la capacità, ha detto monsignor Delpini, “di dire grazie a chi mi aiuta, a chi mi visita, a chi si ricorda di me, a chi si prende cura di me, alla gente che mi ha voluto e mi vuole bene”. Colui che dirigeva il banchetto di Cana descritto dal Vangelo, si è sorpreso che il vino buono fosse servito alla fine. “C’è motivo di sorpresa e di commozione – è la conclusione dell’omelia – se ci rendiamo conto che nell’età avanzata e nella condizione di fragilità siamo visitati da un esperienza che riempie di gioia: Gesù si manifesta in modo nuovo, come l’amico dei miei giorni e il fondamento della mia speranza.
Io mi conosco in modo nuovo: sono capace di amare, di dare gioia, di perdonare, di dire grazie!”. Al termine della Messa il saluto di Luciano Pivetti, presidente dell’Unitalsi Lombarda: “L’incontro di oggi è segno di una Chiesa che non dimentica e, al contrario, celebra un infaticabile devozione. I vescovi delle diocesi lombarde si stringono a sacerdoti e diaconi che affrontano la prova della malattia e dell’età avanzata, continuando a insegnarci che il ministero non si esaurisce con il passare degli anni: cambiano forse le energie, mutano i ritmi, ma non viene meno la fecondità spirituale”. Prima del congedo, la preghiera dei vescovi nello scurolo davanti alla Madonna. Poi il pranzo nel refettorio del Centro di spiritualità del santuario.
Giamba Longari, il Nuovo Torrazzo
Pubblicato il 22 Settembre 2026

