E’ un’umanità variegata e straordinaria, quella che arriva ogni giorno a Lourdes, per portare ai piedi di Maria preoccupazioni, sofferenze e speranze. E come ogni anno anche la nostra diocesi ha organizzato il pellegrinaggio promosso dall’Unitalsi, a fine agosto, con ammalati e volontari. Molte le storie dietro a ogni volto, a ogni sorriso dei pellegrini. Alcune le abbiamo raccontate la settimana scorsa, con la testimonianza di tre giovani, altre vogliamo condividerle in questo numero, dando voce a due degli “affezionati” del gruppo trevigiano, che scelgono Lourdes da diversi anni (“con la sola parentesi dovuta al Covid”, sottolineano. Come a dire, “non siamo mancati per nostra volontà”).
A organizzare, mesi prima, ad accompagnare e a sorvegliare perché tutto fili liscio c’è l’Unitalsi Treviso, con la presidente Claudia Scilla, che quest’anno è stata festeggiata in modo speciale, perché si avvia a concludere il suo mandato. Le abbiamo chiesto di raccontarci l’esperienza di questi anni.
Presidente, con quale spirito si appresta a lasciare questa responsabilità?
A fine anno saranno sei anni e mezzo di mandato, più lungo del previsto per via della pandemia, quando sono subentrata pro tempore al mio predecessore. Ho raggiunto la bella età di 76 anni, spero di lasciare la nostra sottosezione in mano a un altro o altra presidente, magari più giovane. Sento una gratitudine infinita verso l’associazione e verso tutti i nostri volontari e ammalati.
Quando ha iniziato il suo percorso nell’Unitalsi?
Nel 1995 e sono sempre andata a Lourdes. Per 17 anni ho fatto servizio alle piscine, in una situazione un po’ defilata, poi ho assunto altri servizi, tra cui la responsabilità delle sorelle, del personale e come consigliera. Non è stato facile, le fatiche sono molte, anche per l’organizzazione dei pellegrinaggi, e i disagi che a volte i nostri ammalati devono vivere per circostanze che non dipendono da noi, ma sono grata al Signore per aver potuto condividere questa esperienza con sorelle, barellieri, medici e infermieri, sacerdoti e vescovi.
Che cosa significa, per lei, andare a Lourdes?
È un’immersione nell’umanità. A Lourdes io ho visto la magnifica umanità di cui parla papa Leone nella sua enciclica. Per me è sempre un’esperienza di Chiesa, e di Chiesa universale, molto bella. Giovani, anziani, sani, malati, in cammino con Gesù e con Maria, con la gioia di essere Chiesa. L’esperienza umana e spirituale è straordinaria. Lì vedi la carità in azione, nella semplicità dei gesti, nel sorriso delle persone, nell’accoglierci l’un l’altro e nel presentarci al Signore per come siamo, senza maschere, come ci diceva il vescovo Michele. Ringrazio il Signore di tutto, anche delle fatiche, e dico che ne è valsa la pena.
E adesso, arriva la meritata pensione?
Dall’Unitalsi mai. Resto volontaria e sarò vicina, se lo vorrà, a chi mi succederà. (A.C.)
diocesitv.it – Articolo in uscita nella Vita del popolo del 13 settembre 2026
Pubblicato il 11 Settembre 2026

