Domani la cerimonia, dal 1985 è in corso la causa di beatificazione dell’operaio delle Acciaierie. Previsto un convegno tenuto dalla Confederazione Internazionale del Centro Volontari della Sofferenza.
Vent’anni immobilizzato, ma mai fermo nella sua missione: Giunio Tinarelli (1912-1956), giovane operaio ternano, trasformò la malattia in testimonianza di fede e servizio agli altri. A 70 anni dalla sua morte, la città celebra il venerabile Tinarelli domani con una solenne messa nella cattedrale, presieduta dal vescovo monsignor Francesco Antonio Soddu, e un convegno al museo diocesano che ne ripercorre la vita e l eredità spirituale. Alle 16, presso il museo diocesano, si terrà il convegno “Un cuore più grande del dolore: Giunio Tinarelli, monsignor Novarese e la fecondità di una convocazione”, a cura di don Woichiech Grzegorek, presidente della Confederazione internazionale del Centro Volontari della Sofferenza. Seguirà, alle 17.30 nella cattedrale, la messa commemorativa, celebrata davanti alla tomba del venerabile in duomo.
Nel 1985 è stato avviato il processo per la sua beatificazione, tuttora in corso. Il vescovo Francesco Antonio Soddu ricorda la figura di Tinarelli con parole cariche di ammirazione. “Il venerabile Giunio Tinarelli ci ha lasciato una grande testimonianza, quella che la vita ha un valore sempre. Con il suo fulgido esempio di vita cristiana mediante il lavoro, insegna ancora oggi a svolgere ogni nostra attività mettendo a frutto con stà i talenti ricevuti. Il suo essere stato ammalato tra gli ammalati insegna ad essere uniti alla croce di Cristo e solidali con le croci degli altri. Il suo essere stato apostolo della sofferenza mediante una speciale vocazione orienta a vivere accanto a Gesù crocifisso, tramite il servizio umile e delicato verso coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. La sua testimonianza è per noi oggi, perché dalla aridità di una vita atrofizzata, si possono aprire squarci di cielo inediti capaci di dare senso al dolore e segnare vie di salvezza imperscrutabili. Giunio è per tutti testimone di come alle sofferenze del mondo, si partecipa con l’offerta della propria sofferenza. Per questo la sua opera continua nella nostra società e città oggi”.
Giunio Tinarelli morì il 14 gennaio 1956, all età di 44 anni, dopo oltre vent anni trascorsi immobilizzato da una grave malattia. Nonostante il dolore, la sua vita è stata un esempio luminoso di vocazione alla sofferenza e di fede incrollabile, testimoniata con forza fino all ultimo giorno. Giovane operaio delle Acciaierie, Tinarelli partecipava attivamente alla vita dell oratorio e dei suoi coetanei. Quando la poliartrite anchilosante e la spondilite lo costrinsero all immobilità, non smise di essere “operaio” nel senso più alto del termine: operatore di carità e apostolato. Nel 1948 fondò a Terni la sottosezione dell’Unitalsi e partecipava ogni anno ai pellegrinaggi a Loreto e Lourdes con il treno dei malati. Fece parte del Centro Volontari della Sofferenza e dei Silenziosi Operai della Croce, consacrandosi totalmente a Dio. Dal suo letto, Giunio comunicava la fede e la speranza agli amici e ai visitatori attraverso mani, penna, carta e leggio, strumenti con cui continuava il suo apostolato. Con la sua vita, ha insegnato che la felicità non risiede nella salute o nella tranquillità, ma nell amare gli altri, e che la sofferenza può diventare occasione di crescita spirituale e di solidarietà concreta. L’Unitalsi, il Centro Volontari della Sofferenza e la Consulta della Pastorale della Salute ricordano Giunio Tinarelli come modello di coraggio e dedizione, la cui testimonianza continua a illuminare la città e la comunità cristiana. Soddu Le parole del vescovo: “Testimone attuale, la sua opera continua nella nostra città oggi” Il vescovo Domani la messa in duomo dove Tinarelli è sepolto.
di Simona Maggi, Corriere dell’Umbria
Pubblicato il 13 Gennaio 2026

