La Sottosezione Unitalsi di Sovana-Pitigliano-Orbetello ha rinnovato il suo tradizionale appuntamento estivo chiamando a raccolta la comunità unitalsiana della Toscana per l’attesa minicrociera all’isola del Giglio a cui ha partecipato anche il Vescovo Bernardino.
L’iniziativa, che si svolge tradizionalmente il primo mercoledì di luglio, ha tagliato quest’anno il traguardo della ventiseiesima edizione, superando ogni aspettativa e confermando il valore di una tradizione radicata nel tempo. La risposta della comunità è stata immediata e calorosa. Il giorno 8 luglio, la motonave «Revenge» della compagnia Maregiglio è salpata dal molo di Porto Santo Stefano alla volta dell’isola, accogliendo a bordo trecento passeggeri tra ammalati, familiari, volontari e religiosi giunti in pullman da diverse località della regione, tra cui Grosseto, Santa Fiora, Castell’Azzara, Sorano, Pitigliano, Pisa, Prato, Firenze, Fiesole, Empoli e Siena.

Il gruppo è stato guidato e accompagnato da numerose autorità ecclesiastiche e associative: S.E. Mons. Bernardino Giordano, Vescovo della Diocesi di Grosseto e di Pitigliano-Sovana-Orbetello; don Tito, assistente dell’Unitalsi Pitigliano-Sovana-Orbetello; don Fabio Fabiani, viceassistente regionale dell’Unitalsi Toscana; don Gino Governi, parroco di Santa Fiora e Vicario Generale della Diocesi; don Adorno Della Monaca, parroco dei Santi Erasmo e Paolo della Croce di Porto Ercole ed economo diocesano; Mauro Schiano, presidente della Sottosezione di Sovana-Pitigliano-Orbetello, e alcuni religiosi, tra cui fra Adriano Appollonio, custode della comunità francescana della Chiesa di San Francesco a Grosseto.
Al loro arrivo, i partecipanti sono stati accolti con straordinario affetto e assoluta disponibilità da don Giuseppe Bonardi, francescano T.O.R., nella chiesa del porto intitolata ai Santi Lorenzo e Mamiliano, dove è stata celebrata la Santa Messa. Il suo aiuto premuroso e la sua gioiosa apertura hanno gettato un ponte comunicativo immediato, trasformando lo sbarco in un momento di autentica fraternità e attendendo tutti all’ingresso con assoluta emozione. All’inizio dell’incontro, il sacerdote ha voluto donare a ciascuno un santino con la preghiera da rivolgere a San Lorenzo Martire: un omaggio denso di significato, volto a ricordare un’esistenza interamente spesa per i poveri, i bisognosi e gli infermi, che per il Santo costituivano il vero, inestimabile «tesoro della Chiesa».
Ad accomunare tutti i presenti, un profondo spirito di speranza, fraternità, solidarietà e commozione. Negli sguardi di ciascuno si leggeva la gioia autentica di una condivisione capace di abbattere ogni barriera, unita all’emozione di vivere insieme una giornata di festa in una delle perle dell’arcipelago toscano. La straordinaria bellezza naturale del Giglio, dove il legame tra l’uomo e il creato è ancora intatto, ha offerto la cornice ideale per favorire il raccoglimento, l’ascolto della Parola e il profondo senso di vicinanza a Dio. Con questo spirito, le persone hanno partecipato alla Santa Messa officiata da S.E. Mons. Bernardino Giordano, concelebrata con gli altri sacerdoti, mentre don Tito ha guidato il coro dell’Unitalsi in canti e inni. Durante l’omelia, il Vescovo si è soffermato sulle letture del giorno, a partire dal profeta Osea (Os 10,1-3.7-8.12): «Voglio l’amore e non il sacrificio». Il cuore del messaggio profetico è l’amore incondizionato di Dio, che cerca, riscatta e cura l’altro nonostante i limiti, lo stigma e l’abbandono.
È un mandato che i volontari dell’Unitalsi – dai barellieri alle sorelle, fino al personale medico – incarnano quotidianamente: un amore senza misura che supera la logica del puro assistenzialismo per diventare un’alleanza forte e concreta tra persone cosiddette sane e ammalati, dove la centralità della persona si custodisce attraverso gesti concreti di cura, l’esercizio dell’ascolto e la condivisione della speranza.
Il Vescovo ha poi legato questa missione al Salmo («Ricercate sempre il volto del Signore») e al Vangelo di Matteo. I dodici Apostoli erano chiamati a cooperare con Gesù per instaurare il Regno di Dio, portatore di fede, vita e abbondanza per l’intera umanità. La Chiesa, e con essa l’Unitalsi, riceve il mandato di diffondere la cultura della vita e scacciare ogni morte spirituale, facendo trionfare Dio che è Amore. Quest’opera di Cristo si compie nel silenzio e cresce nell’umiltà quotidiana di chi vive il Vangelo. Un richiamo di profonda verità antropologica ha diretto la riflessione del Vescovo: gli Apostoli non furono scelti per una presunta e impeccabile virtù morale, ma in quanto credenti segnati dal limite e dalla fatica. Gesù non ha convocato i perfetti, ma ha associato a sé compagni di viaggio affinché lo diventassero lungo la via, dimostrando che è proprio nella condivisione dei passi e della propria vulnerabilità che si genera la forza per trasformare la storia.
A questo punto Mons. Giordano ha innestato una profonda meditazione esistenziale sul senso dell’identità cristiana, ponendo un interrogativo cruciale: «Lo siamo per consuetudine o perché abbiamo risposto a una chiamata che Lui ci ha fatto? L’esperienza a cui apparteniamo viene da una profonda riflessione su noi stessi, sulla realtà e sulla verità su cui basiamo la qualità del nostro cammino?». Ogni gesto di servizio e ogni espressione di gratuità costituiscono la manifestazione dell’amore di Gesù, un amore che deve necessariamente muovere da chi ci è prossimo. Non occorre guardare lontano, ma accorgersi di chi cammina accanto a noi.
Il Vescovo ha così concluso legando il termine «accoglienza» a coloro che vivono momenti di stanchezza, di rifiuto della vita o che affrontano gravi difficoltà psicologiche e fisiche; intercettare queste sofferenze è un dovere comune, affinché il peso che affligge il singolo possa essere diviso e condiviso tra più persone, diventando così sopportabile e dando la possibilità di intervenire tempestivamente in situazioni gravissime. Nell’esperienza dell’Unitalsi, questo approccio si traduce nella consapevolezza che l’empatia non sia una disposizione d’animo passiva o un moto di sterile commiserazione, bensì un atto di volontà e un preciso dovere, non solo civico, ma soprattutto morale. Essa si configura come l’architettura invisibile capace di edificare ponti solidi laddove il tessuto sociale genera distanze e isolamento. In un’epoca dominata dall’individualismo, l’esercizio empatico diviene la pietra miliare di una comunità autentica, un microcosmo in cui l’eterogeneità non è un ostacolo alla coesione, ma il suo valore aggiunto. Al termine della Santa Messa, la giornata si è svolta tra coloro che sono andati immediatamente a fare un tuffo nelle splendide acque dell’isola e chi invece ha approfittato per fare un po’ di shopping tra le suggestive viuzze di Giglio Porto e la sua splendida banchina.
Risaliti sul Revenge, un pranzo preparato dai collaboratori del comandante ha accolto i partecipanti, accompagnandoli poi in un giro dell’intera isola alla scoperta delle sue grotte, delle insenature e di un mare dai colori profondamente intensi.
Rientrati in porto, molti hanno colto ancora l’occasione di tuffarsi nelle splendide acque, gioendo profondamente dello stare insieme e vedendo i ragazzi con disabilità avere gli occhi colmi di gioia, derivata da quel senso di appartenenza e di comunicazione reciproca che suscita sempre orgoglio e, al tempo stesso, stupore per ciò che sono capaci di realizzare e di trasmettere anche ai più piccoli. Il ritorno a Porto Santo Stefano si è concluso con l’accompagnamento dei delfini alla motonave Revenge.
Ludovica Caruso, Rinnovamento
Pubblicato il 16 Luglio 2026

