Mons Delpini a Lourdes: “Diventare quelli del grazie”

La Messa presieduta da Delpini nella Basilica San Pio X ha concluso il pellegrinaggio diocesano e quello della sezione lombarda “Continuiamo la missione della Chiesa. In questa società depressa e invecchiata risvegliamo la gratitudine”.

Il presule ha offerto la sua omelia presiedendo la celebrazione eucaristica nella Basilica sotterranea in titolata a San Pio X. In prima fila: i pellegrini ammalati sulle carrozzine, l’Unitalsi Lombarda È una delle conseguenze dell’emergenza Covid e dei protocolli a cui devono sottostare i pellegrinaggi. Ma non c è situazione che non si offra al cristiano quale occasione per «diventare storia di grazia e di libertà» e «vivere la vita come vocazione», spiega Delpini, attingendo alla seconda lettera di Pietro. «La via irrinunciabile per diventare partecipi della natura divina è la conoscenza di Gesù». Siamo chiamati a «compiere il cammino che a partire dalla fede conduce alla virtù». L esito? «Diventare capaci di amare per essere conformi all umanità di Gesù». Avendo in Maria colei che, nelle difficoltà della vita, è «fortitudo mea», come recita il motto episcopale del cardinale Andrea Carlo Ferrari che – nel centenario della morte del beato – fa da tema a questo pellegrinaggio. Che non deve restare senza frutto nella vita di ciascun partecipante. Quale? Diventare «quelli del grazie». Cioè «quelli del sorriso, come abbiamo imparato da Maria, la donna del Magnificat», prosegue l arcivescovo. «Quelli della prontezza nel servire, e del servire nella gioia», come Maria «che si reca in fretta nella casa di Elisabetta».

Così, quelli rimasti a casa, potranno riconoscere i pellegrini: non per le foto e i souvenir che hanno portato con sé, ma perché «noteranno la nostra letizia che resiste alle prove – scandisce Delpini – e la nostra gratitudine al Signore per le grazie ricevute». Gratitudine che ha segnato l’intera celebrazione. Come quando, introducendo il Padre Nostro, l arcivescovo ha ricordatoe ringraziato i preti, le suore, le nonne, i nonni che ci hanno insegnato a pregare. Gratitudine, memoria e apertura alle sfide nuove della carità hanno contrassegnato l intervento per i cent anni dell’Unitalsi Lombarda pronunciato dal suo presidente, Vittore De Carli, appena prima della Messa. Lo stesso De Carli, alla fine, ha consegnato un dono– il simbolo dell Unitalsi in argento – a Delpini, al vescovo emerito di Mantova Roberto Busti, assistente spirituale dell Unitalsi Lombarda, a don Massimo Pavanello, responsabile diocesano del Servizio per la pastorale del Turismo e dei Pellegrinaggi, a monsignor Vittorio Madè del Centro volontari sofferenza (Cvs), a Carlo Settembrini del Sovrano Militare Ordine di Malta (Smom) e a don Antonio Suighi dell Oftal.

Sono stati ricordati nella preghiera i sacerdoti ei consacrati portati via dalla pandemia. E siè fatta memoria di alcuni significativi anniversari. A partire dall’ingresso di Delpini a Milano quale arcivescovo (24 settembre 2017, mentre il 23 settembre 2007 riceveva l ordinazione episcopale), dal 30° di ordinazione episcopale del cardinale Angelo Scola (21 settembre 1991) e dal 14° di Busti ( 22 settembre 2007). Don Pavanello ha ricordato inoltre il 50° di ordinazione sacerdotale di don Silvio Zurlo, don Francesco Vitari e monsignor Madè e il 25° di don Gianluca Pisati e don Alessandro possi, assieme al 60° di professione di suor Ester Comi. Nomi, volti, vocazioni, storie dell ambrosiano «popolo del grazie