Il soggiorno estivo dell’Unitalsi Lucana: “riconoscersi famiglia, oltre il servizio”

Dal 22 al 30 agosto 2026 l’Unitalsi Lucana ha vissuto il proprio Soggiorno Estivo a Corato (BA), nella Casa della Gioia, struttura intitolata alla memoria di Nicola Scommegna.

È difficile raccontare questi giorni limitandosi a fare l’elenco di quello che abbiamo fatto, perché questa vacanza è stata soprattutto, senza mezzi termini, una grande esperienza di vita insieme. Abbiamo scelto la formula dell’autogestione e questo ha significato condividere davvero le giornate, dal mattino alla sera: la preparazione e la consumazione dei pasti, il servizio, i momenti di riposo, le risate, le difficoltà, la piscina, la musica, i giochi e anche quelle piccole cose quotidiane che normalmente sembrano non avere importanza e che invece, quando si vive insieme, diventano la parte essenziale del rapporto tra le persone.

Per alcuni dei nostri ragazzi questa settimana ha avuto anche un significato particolare: era la prima volta che vivevano un’esperienza di più giorni lontano dalla propria famiglia. Un passo nuovo, forse non semplice all’inizio, ma che ha permesso loro di sperimentare autonomia, fiducia e una quotidianità condivisa con gli amici. Abbiamo trascorso tanto tempo a bordo piscina, tra musica, scherzi e giochi, concedendoci finalmente qualche giorno di vero relax. In una delle giornate del soggiorno ci siamo recati in centro a Corato, in occasione della coincidente festa patronale di San Cataldo, mentre in un altro momento abbiamo trascorso una mattinata al mare a Margherita di Savoia (FG), vivendo un’altra bella occasione di leggerezza e di condivisione. Ma la parte più bella della settimana, probabilmente, non sarebbe potuta essere prevista in nessun programma. È stata il tempo che abbiamo avuto per conoscerci… conoscerci per davvero…
Stare insieme per più giorni ci ha permesso di andare oltre i rapporti che normalmente si costruiscono durante le attività associative. Abbiamo avuto modo di raccontarci le nostre vite, di parlare delle nostre famiglie, delle difficoltà, delle paure, dei progetti e delle cose che ciascuno porta nel suo cuore. E forse è proprio lì che si può riconoscere davvero il motivo per cui passiamo del tempo insieme nell’Unitalsi: accompagnarci verso la felicità. Lo abbiamo capito ancora meglio al momento del rientro, quando nel nostro gruppo hanno cominciato ad arrivare, quasi spontaneamente, pensieri e testimonianze sui giorni appena trascorsi. Qualcuno ha raccontato di essere partito quasi controvoglia e di essere poi felice di aver cambiato idea: “Altrimenti non avrei conosciuto questa nuova grande famiglia. Mi sono trovata subito a mio agio: sono stati giorni passati in tranquillità, a raccontarci piccoli frammenti della storia di ognuno di noi. Giornate piene di sguardi, di abbracci, di risate ma anche di lacrime.”
Parole che raccontano bene ciò che è accaduto: persone che magari si conoscevano appena hanno cominciato, giorno dopo giorno, a condividere qualcosa di più profondo. Un’altra testimonianza ha raccontato in maniera ancora più intima il significato di quei giorni: “Sono arrivata in punta di piedi, senza conoscere nessuno, in un periodo di totale sconforto, e non posso negare che ttto quello che ho condiviso con voi mi abbia riportata a galla.” E poi una riflessione che ci ha colpiti particolarmente: “Ho riscoperto che correre da soli non serve a nulla. Bisogna andare con calma, fermarsi ogni tanto, guardarsi intorno e ammirare ciò che ci circonda, compresi gli sguardi dei compagni di cammino, capaci di capire chi sei e di cosa hai bisogno ancora prima che lo capisca tu.” In questo senso, a modo suo, questo soggiorno estivo ci ha ricordato alcune dinamiche che possiamo vivere solo durante il Pellegrinaggio a Lourdes.
Per i volontari è stata anche un’esperienza importante di servizio. Vivere ogni giorno accanto a una persona con disabilità significa confrontarsi concretamente con tante difficoltà che nella vita di tutti i giorni spesso non si vedono o si danno per scontate. Significa imparare ad aiutare, ma anche imparare a chiedere come aiutare, rispettando i tempi, le necessità e l’autonomia di ciascuno. E poi, come spesso accade in Unitalsi, alla fine diventa difficile capire chi abbia aiutato davvero chi. Anche questo è emerso con grande chiarezza nei pensieri condivisi dopo il soggiorno: “A volte, oltre a ringraziare gli altri, dovremmo fermarci e ringraziare anche noi stessi: ragazzi e volontari, per aver scelto di dedicare una parte delle nostre vacanze estive allo stare insieme, per aver condiviso tempo, sorrisi, fatiche, emozioni e piccoli grandi momenti.»
E ancora: “Forse è proprio questa la cosa che rende l’esperienza più bella: scoprire che, stando insieme, ognuno può dare qualcosa all’altro e che ciò che sembra difficile può diventare leggero quando lo si affronta insieme.”

Non sono mancati i momenti di preghiera. All’interno della Casa della Gioia è presente una riproduzione della Grotta di Lourdes, che per molti di noi è stata un luogo dove fermarsi qualche minuto, da soli o insieme, e affidare ciò che portavamo nel cuore, rivivendo in piccolo quella Grazia che ogni anno ci richiama a Lourdes. A pochi passi dalla struttura abbiamo avuto inoltre il Santuario della Madonna delle Grazie, presenza discreta ma importante per la partecipazione alla Santa Messa. Sono stati giorni nei quali si è passati con naturalezza da una partita a carte o da un tuffo in piscina a una conversazione seria, da una risata a un momento di preghiera, da una difficoltà affrontata insieme a una confidenza profonda fatta magari la sera, quando la giornata sembrava ormai finita. E forse è proprio in quelle ore, lontane da qualsiasi programma, che sono successe le cose più importanti. Una delle frasi più semplici arrivate al termine del soggiorno è stata anche una delle più belle: “Sono io che ringrazio voi per avermi fatto passare questi giorni bellissimi e avermi permesso di entrare nelle vostre vite.” Entrare nelle vite degli altri. Forse è davvero questa una delle espressioni che meglio racconta ciò che è accaduto a Corato. Perché per farlo bisogna concedere qualcosa di sé. Bisogna raccontarsi, ascoltare, fidarsi. Bisogna accettare di condividere non soltanto i momenti belli, ma anche le stanchezze, qualche lacrima, le fragilità e quelle parti della nostra storia che normalmente custodiamo con maggiore attenzione. C’è chi ha descritto questi giorni come una pausa necessaria dalla propria quotidianità: “Avevo necessità di staccare, avevo necessità di respirare, avevo necessità di fermarmi”. E ha aggiunto: “Siete stati la mia boccata d’aria in un caldo infernale, la carezza che tranquillizza in piena tempesta.” Ed è proprio questo che ci portiamo dietro da Corato. Siamo partiti conoscendoci, almeno in parte. Stiamo tornando a casa riconoscendo che per qualche giorno siamo stati davvero una famiglia.

 

In poco più di una settimana sono nate confidenze, complicità e soprattutto amicizie vere. Alcune persone che prima si erano incontrate soltanto nelle attività dell’associazione oggi sanno qualcosa in più l’una dell’altra, hanno condiviso pezzi della propria storia e hanno imparato a volersi bene in maniera diversa. E forse il senso più profondo di tutto può essere racchiuso in un’ultima frase ricevuta al rientro: “Mi avete dato tantissimo. Spero vivamente di non dimenticare questi insegnamenti quando mi troverò in bilico a cercare la mia strada per il futuro, con la certezza che, qualsiasi cosa accada, potrò sempre tornare anche solo per qualche ora da voi, per ricordarmi davvero come si vive.” Sarebbe sbagliato e riduttivo considerare questo soggiorno soltanto una bella parentesi estiva. Perché dalla Casa della Gioia ci portiamo dentro dei nomi, dei volti, delle storie che hanno fatto sentire vivo il nostro cuore. E rimarrà con noi la certezza che alcune delle amicizie nate o diventate più profonde in quei giorni non finiranno con la fine della vacanza, ma verranno alimentate attraverso i Pellegrinaggi e le attività associative che l’Unitalsi organizza nel corso di tutto l’anno, rimanendo tutti nell’attesa di rivivere questa stessa esperienza, se Dio vorrà, la prossima estate.
Ma con qualcosa in più rispetto a quando siamo arrivati a Corato: la consapevolezza di esserci conosciuti davvero e, almeno per un pezzo di strada, di esserci riconosciuti famiglia.
La famiglia dei giovani dell’Unitalsi Lucana


Pubblicato il 7 Settembre 2026