Calabrese: viaggio nel campo regionale. Vicini ai più deboli e malati

Dare una mano in più, dare una possibilità di intrattenimento e svago a chi ha avuto sfortuna, far vivere loro una vita alla pari. Al campo regionale dell’Unitalsi Calabria, che si è svolto a Zambrone in provincia di Vibo Valentia e terminato con una splendida festa preceduta dalla preghiera comunitaria, tutti possono fare una settimana di mare, piscina, tutti possono divertirsi. Ne parliamo con Pierpaolo Lione (responsabile del campo Unitalsi regionale Calabria), Cristian Mazza (storico volontario Unitalsi) e don Francesco Spadola (parroco di Cotronei). Si compone di circa un centinaio di persone il gruppo del campo regionale Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) con tanti volontari (numerosi anche i giovani) al servizio delle persone più deboli.

Siamo qui per la ventinovesima volta- racconta Pierpaolo Lione – e cerchiamo di divertirci con i nostri amici. Le nostre attività partono la mattina con la preparazione della colazione, poi trascorriamo la mattina a mare o in piscina, pranziamo insieme, poi nel pomeriggio dopo il riposo si ritorna in acqua e la sera cerchiamo di fare un pò di animazione per questi nostri fratelli che ci danno tanta gioia”.

“Fare 38 anni di Unitalsi – racconta Cristian Mazza – fin da quando avevo un anno con il mio primo pellegrinaggio a Lourdes, vuol dire avere tanta voglia perchè si riceve tanto e si dà tanto. Tutto ciò ci spinge ad alzarci ogni giorno per dare una mano in più, una possibilità a chi ha avuto più sfortuna rispetto a te di vivere una vita alla pari, con gioie, con divertimenti. La settimana trascorsa qui è la riprova che tutti possono fare una settimana di mare, fare le vacanze, possono ballare, possono fare veramente tutto. Qui stiamo veramente bene, c’è tanta fraternità e il fatto di essere qui con persone provenienti da tutta la Calabria è quel quid in più che permette di avere una maggiore fratellanza. Qui tutti siamo una sola cosa e speriamo di ripeterla ancora per tanti anni”.
“Sono venuto per seguire il mio gruppo. Stare a contatto con la famiglia unitalsiana – racconta don Francesco Spadola – è meraviglioso perchè apprezzi tantissimo il loro sorriso nei loro volti e la loro riconoscenza è motivo vero di riscoprire la grazia di Dio. Credo che per un prete sia la cosa più bella stare vicino a queste persone che testimoniano la presenza e la grandezza di Dio. Coltivare questi valori mi aiuta tantissimo e il valore della prossimità, il farsi prossimo dell’altro che ha bisogno e sofferente, diventa un valore aggiunto nel cammino formativo di una comunità parrocchiale”.

La Gazzetta del Sud – ed. Calabria