A Lourdes: il 62° pellegrinaggio dell’Unitalsi Verona

Elisabetta Bertagnoli, giovane veronese neolaureata in psicologia, racconta la sua esperienza come volontaria. Quello appena terminato è stato per lei il quinto pellegrinaggio

Più di mille i fedeli partiti da Verona lo scorso 22 aprile per l’annuale pellegrinaggio a Lourdes dell’Unitalsi. Quest’anno il pellegrinaggio Unitalsi, terminato con il rientro a Verona domenica 28 aprile, ha compiuto 62 anni. A solo qualche ora dal ritorno in Italia, ci siamo fatti raccontare da Elisabetta le emozioni di questo viaggio. I veronesi hanno riempito un treno diretto a Lourdes, ma anche due aerei e diversi pullman. Tra i pellegrini, circa 200 erano ammalati, alcuni accompagnati dai loro famigliari. Poibarellieri e sorelle, per dare loro sostegno, ma anche tanti giovani e studenti. A guidare il pellegrinaggio il Vescovo Giuseppe Zenti, per portare i malati nella grotta di Massabielle del Santuario di Nostra Signora e aiutarli a trovare la forza di affrontare con fede le difficoltà della vita quotidiana.”Tutto bene, come sempre. – ci racconta entusiasta Elisabetta – Per fortuna il tempo è stato clementecon noi nelle uscite più importanti del nostro soggiorno. La zona del Santuario era sempre piuttosto affollata.» Ai veronesi, infatti, quest’anno si è aggiunto anche un gruppo da Bolzano. Negli stessi giorni, inoltre, «abbiamo incontrato anche un gruppo molto numeroso di pellegrini francesi”. Come precisa Elisabetta, il pellegrinaggio Unitalsi prevede un programma annuale che ruota attorno alle celebrazioni più importanti delle diverse giornate, come la Via Crucis o la messa degli ammalati.

I volontari hanno il compito di assistere i bisognosi durante il loro soggiorno e per farlo sono divisi in diversi settori di servizio.”Ho lavorato come volontaria per il refettorio, quindi mi occupavo dei pasti della giornata. C’è chi è incaricato dell’accoglienza del malato, per assisterlo nelle esigenze quotidiane che si possono presentare durante il pellegrinaggio, come fornire coperte per ripararsi nelle chiese più fredde.» Gli ospiti disabili a Lourdes sono ospitati al Salus Infirmorum, la casa di accoglienza dell’Unitalsi. Fondamentale è il lavoro dei volontari che si occupano del servizio ai piani, in affiancamento a barellieri, sorelle e personale medico.

“Molti degli ammalati – racconta Elisabetta – nella loro realtà di ogni giorno sono persone sole e poco inclini ad aprirsi. Ciò che colpisce di questa esperienza è che a Lourdes cambia tutto, perché c’è sempre qualcuno che ti tiene compagnia.» Tra i tanti racconti di vita quotidiana che si intrecciano in un viaggio così a stretto contatto con l’altro, Elisabetta si sofferma su un’episodio: «Mi è capitato di accompagnare in uscita una signora su sedia a rotelle. Si vedeva che aveva molta voglia di raccontare la sua storia. Lottando contro qualche vuoto di memoria, ha ripercorso in particolare la sua infanzia, raccontando a me e ad altri ragazzi i suoi ricordi più cari.” Ciò che resta al termine del pellegrinaggio, sottolinea Elisabetta, è la gratitudine che si respira in ogni momento.

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di Irene Ferraro (Verona Network)

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