“Ciascuno sentiva che qualcosa nelle nostre anime era morto. L’invito del cardinale Pizzaballa è stato innanzitutto quello di mettersi in ascolto degli altri con profondità e compassione, senza atteggiamenti di superiorità morale, ma per poter imparare dagli altri – spiega Daniel Schwake, Direttore di Notre Dame Jerusalem e del Comitato consultivo di Alle tue porte – la piattaforma è nata così, non è finalizzata ad occupare ulteriori spazi istituzionali, ma ad avviare processi e a fornire strumenti di approfondimento e riflessione ad uso di tutti. Non abbiamo una voce unica, né interesse a presentare soluzioni politiche, il nostro interesse è di cercare insieme la verità, ancorata alla realtà e alla storia di tutte le parti coinvolte”. È per questo che il primo tema oggetto di confronto e dialogo nei mesi scorsi è stato il linguaggio, perché può essere un’arma micidiale di divisione e chiusura totale oppure uno strumento di comprensione ed apertura reciproche. Non è scontato che cristiani, ebrei e musulmani che abitano Gerusalemme conoscano, ancora prima di comprendere, il significato di storia e di fede che l’altro attribuisce agli stessi luoghi, dove ogni pietra è contesa. “Gerusalemme per me è un dilemma. Non so se la amo o non la amo, se il mio attaccamento ad essa sia sano oppure no. Lotto continuamente coi miei sentimenti – ammette Sari Nusseibeh – non penso che la Gerusalemme che voglio sia quella che ho ereditato. Penso che la Gerusalemme che voglio sia una Gerusalemme promessa del futuro. Dobbiamo lavorare insieme per costruirla. È stato possibile in passato e ora, che siamo di nuovo nel buio, non significa che non possiamo vedere la luce. Ho imparato molto dalle discussioni e dagli workshop a cui ho partecipato di Alle tue porte. Possiamo avere immagini diverse, ma abbiamo gli stessi interessi spirituali.”
Non è ancora il tempo della purificazione della memoria auspicata dal cardinale Pizzaballa nella sua Lettera pastorale e nel suo intervento dal palco, ma occorre iniziare a lavorare per creare contesti diversi, ma sereni dove tutte queste posizioni ed anime differenti si possano confrontare in modo nuovo. “Dobbiamo ascoltare tutti ed essere ancorati a questa realtà dolorosa, ma ricca di opportunità. Non cambieremo la società, non cambieremo tutto – ha spiegato il Patriarca – ma vogliamo portare il nostro contributo ed essere una presenza discreta, chiara, fastidiosa se necessario, che ricordi a ciascuno che questa terra è di tutti.”
È il desiderio comune del Comitato direttivo e consultivo di Alle tue porte che ieri si è incontrato a porte chiuse prima dell’evento aperto al pubblico. In presenza a Gerusalemme Ninive Sandouka, attivista palestinese di Gerusalemme est che coordina l’Alleanza per la Pace in Medioriente, una rete di associazioni in cui israeliani e palestinesi lavorano insieme, Margaret Karram, nata ad Haifa e vissuta tanti anni a Gerusalemme, oggi Presidente del Movimento dei Focolari, Sarah Stroumsa, israeliana, islamista ed arabista, ex rettrice dell’Università ebraica di Gerusalemme.
“Mi attrae molto l’idea di cercare nuovi modi nel dibattito pubblico per raggiungere le persone. Negli ultimi anni si sono ripetute sempre le stesse formule – dice Sarah Stroumsa – Vedo nella piattaforma Alle tue porte una opportunità per una narrativa diversa che attiri l’attenzione delle persone permetta loro d riflettere su quanto sta accadendo.”
È un cantiere aperto, senza tappe forzate, che invita a partecipare altri studiosi, educatori, ma anche storici e filosofi – e già ci sono realtà internazionali, in Italia e negli Stati Uniti – coinvolte in questa prima parte del cammino. Perché questa è la missione autentica di Gerusalemme, città dalle porte aperte.
Alessandra Buzzetti, corrispondente per il Medioriente di Tv2000 e InBlu2000
Pubblicato il 9 Settembre 2026

