Paolo Rossi e quel messaggio all’Unitalsi

Il messaggio audio del calciatore a malati e volontari dell’Unitalsi. L’amico Luca Pelizzon:«Oltre che un campione, Paolo aveva una grande umanità e attenzione verso gli altri»

Il bene si fa ma non si dice, spiegava il grande Gino Bartali, e certe medaglie si appendono all’anima e non alla giacca. Una convinzione dettata dalla sua profonda fede che lo portò a salvare eroicamente e nel silenzio centinaia di ebrei durante la Seconda guerra mondiale.

Altri tempi, personalità e scelte di vita diverse, ma principi di fondo rintracciabili anche in Paolo Rossi che condivideva con il fuoriclasse della bicicletta non solo la regione di provenienza, la Toscana. È curioso ma per esempio c’è un luogo che suscitava un fascino particolare per “Ginettaccio”: il santuario di Lourdes. Bartali ne aveva una venerazione particolare, ci andava tutti gli anni quando gareggiava lì vicino e ci portava spesso anche la sua famiglia.

Colpisce che uno dei messaggi audio in questi giorni più ascoltato di Paolo Rossi sia indirizzato ai malati e ai volontari dell’Unitalsi, l’associazione cattolica che trasporta i malati in pellegrinaggio a Lourdes: «Ciao Luca buongiorno, mando un grande abbraccio a tutti i malati e a tutti i volontari dell’Unitalsi, davvero un abbraccio grande, forte forte. A presto, dal vostro Paolo Rossi». Luca, è Luca Pelizzon, uno dei suoi collaboratori nonché suo grande amico, che l’anno scorso ha fatto un’esperienza con l’Unitalsi sezione Marche e il presidente Massimo Graciotti: «Paolo –spiega Pelizzon – aveva seguito con grande attenzione la mia esperienza da volontario barelliere, era colpito e mi ha detto che l’avrebbe valutata. Paolo aveva una cordialità e un calore verso gli altri che lo rendevano una persona speciale. Nel raccontargli la mia esperienza a Lourdes avevamo anche condiviso l’idea di una giornata benefica a Loreto per raccogliere fondi per i malati dell’Unitalsi purtroppo saltata a causa del Covid».

Bartali vinse a Lourdes anche una tappa del Tour che per lui, devoto, ebbe un valore speciale. Quel giorno, confidò poi suo figlio Andrea, corse a portare i fiori che ottenne sul podio direttamente alla Grotta. Era il 7 luglio del 1948 e quel successo contribuì alla sua vittoria finale della corsa francese. Un trionfo, che come è stato riconosciuto, salvò anche l’Italia dalla guerra civile dopo l’attentato di Togliatti.

Un risvolto simile lo ebbero anche i gol di Paolo Rossi nel 1982: riuscirono a unire il nostro Paese dopo i difficili anni di piombo. Due campioni, la stessa fede. Anche per Rossi, cresciuto in oratorio, è stata decisiva: «La fede mi ha aiutato molto, soprattutto nei momenti di difficoltà– aveva detto al settimanale Credere di recente – Credo fermamente che siamo di passaggio su questa Terra e che tutto non si esaurisce dopo la morte ». Anche con gli amici non l’ha mai nascosto: «Era un uomo di grande fede – aggiunge Luca Pelizzon – e uno dei suoi amici più importanti è stato don Paolo De Grandi. Ho conosciuto tanti campioni, ma Paolo, e non è retorica, era davvero un uomo di straordinaria umanità e attenzione verso gli altri che è poi anche il principio dell’Unitalsi. Non sbandierava la sua solidarietà per la sua grande sensibilità e riservatezza ». Già, perché il bene si fa ma non si dice e fa bene all’anima.

*l’Avvenire, sabato 12 dicembre 2020