Le sette parole del Giubileo della Speranza valide per la vita

Persona, popolo, pellegrinaggio, preghiera, porta (santa), professione (di fede), perdono; un cammino per arrivare alla pace. Queste le sette parole indicate come rappresentative del Giubileo dal sotto-segretario del Dicastero per l’evangelizzazione, monsignor Graziano Borgonovo, “meritevoli di essere trattenute anche per il prosieguo del cammino della vita, a Giubileo ormai concluso”.

“Il Giubileo della Speranza è stata un’esperienza straordinaria, meravigliosa”, scrive il sotto-segretario del Dicastero per l’Evangelizzazione, monsignor Graziano Borgonovo, in un articolo per Alfa & Omega della Diocesi di Madrid. “Tutti coloro che l’hanno vissuta, potrebbero testimoniarlo direttamente, ne sono certo”.

Gioia e testimonianza di fede

Il sotto-segretario aggiunge che, con grande gioia, ha potuto osservare ogni giorno, dalla finestra del suo ufficio, pellegrini provenienti dai quattro angoli del mondo, i quali, portando la croce giubilare, si dirigevano verso la Porta Santa. In questo modo “il popolo cristiano esprimeva con gioia la propria fede ed era impossibile che non se ne accorgessero i turisti, sempre numerosissimi a Roma, molti dei quali sicuramente estranei ai segni della tradizione cristiana, o perché non ancora loro giunta o perché da loro non più frequentata”, scrive monsignor Borgonovo. Nel tentativo di offrire una sintesi di ciò che il Giubileo è stato, il sotto-segretario indica sette parole che “si rivelano meritevoli di essere trattenute anche per il prosieguo del cammino della vita, a Giubileo ormai concluso”. Eccole, le sette parole: persona, popolo, pellegrinaggio, preghiera, porta (santa), professione (di fede), perdono. Per arrivare alla pace.

La persona e il popolo nel cammino del pellegrinaggio

Persona e popolo – sono due parole tra loro distinte ma inscindibili. Monsignor Borgonovo spiega che “il Signore desidera raggiungere me e nessuno può sostituirsi a me nella risposta a Lui”. Ma io non sono solo, non posso concepirmi isolatamente rispetto ai miei fratelli nella fede. Così, ogni pellegrino, fosse anche arrivato solo al punto di partenza del cammino in Piazza Pia, “era invitato ad aggregarsi ad altri per percorrere assieme il proprio cammino, dietro l’unica Croce”. La terza parola – pellegrinaggio – suggerisce, appunto, il cammino. Ma il cammino, “il percorso della vita e il cammino nel tempo attraverso le circostanze dell’esistenza cessano di essere qualificati come un mero vagabondare errante – e diventano un vero e proprio pellegrinaggio – quando la meta si fa certa”. “Il percorso protetto verso Piazza San Pietro ha raffigurato tale dinamica nel modo migliore possibile”.

Con la preghiera alla Porta Santa

Preghiera è la quarta parola. Le persone che percorrevano assieme, come popolo, la strada dei pellegrini, pregavano. Cantando, meditando, proseguendo in silenzio, hanno offerto testimonianza. “Così nel cammino giubilare verso la Basilica di San Pietro, così nel cammino della vita verso l’eterno”. Porta, Porta Santa, è la quinta parola. Varcare la Porta Santa è Il momento più solenne di un Giubileo. “Io sono la Porta (Gv 10,7), ha detto di sé il Signore Gesù. La porta verso l’eterno non siamo stati noi ad aprirla: l’ha spalancata Dio stesso, inviandoci Suo Figlio. Tale Porta rimane sempre aperta, sempre lì, a disposizione di chiunque non si sottrae all’incontro che gli viene offerto” – sottolinea monsignor Borgonovo.

La professione di fede e la pace che deriva dal perdono

Altro momento commovente e centrale del Giubileo è la professione di fede – sesta parola. Davanti all’Altare della Confessione, ai piedi della tomba di San Pietro, “i pellegrini, recitando il Credo, riconoscono in Gesù, come fece Simon Pietro a Cesarea di Filippo (cfr. Mt 16,16), il Figlio del Dio vivente.” “Perdono, è l’ultima parola che desidero qui evocare” – scrive il sotto-segretario indicando i confessionali, collocati proprio accanto all’Altare della Confessione. Lì tanti pellegrini hanno potuto e potranno continuare ad “invocare perdono per la propria miseria e gioire per il perdono che Dio, nella Sua misericordia, non si stancherà mai di elargire”.

La speranza nella fede conduce alla pace dell’amore

“L’esperienza del Giubileo si conclude – termina monsignor Borgonovo – ma ciò che queste parole suggeriscono indicano quelle realtà che, domandate costantemente a Dio e coltivate nel tempo, conducono all’eterno: la fede, la speranza e la carità. E la piccola speranza, fondata nella fede e manifestata nella carità, come direbbe il grande poeta Charles Peguy, continuerà a sostenere le due sorelle maggiori”. E la pace potrà allora manifestarsi, come dono, dentro e attorno a ciascuno di noi.

di Wojciech Rogacin, Vatica News 


Pubblicato il 21 Gennaio 2026