Seicento giovani da tutta Italia hanno partecipato al pellegrinaggio nazionale dell’Unitalsi ad Assisi. Un esperienza di comunità vissuta con alcuni «amici speciali» e i loro familiari. Ecco alcune testimonianze nel servizio dell’Avvenire a firma di Igor Traboni.

Volti, voci, preghiere, canti, catechesi, sudore, sorrisi, abbracci: un caleidoscopio di queste e tante altre immagini ha caratterizzato il pellegrinaggio nazionale dei giovani Unitalsi che, dal 24 al 26 aprile scorsi ha visto convergere ad Assisi circa seicento giovani dai 15 ai 35 anni provenienti da tutta Italia, sul tema “Vieni e scopriti”, per ritrovare l’essenziale, lasciando il superfluo e riscoprire il senso autentico delle relazioni, della fede e del servizio, sui passi di Francesco, Chiara e Carlo Acutis. E, tra le tante immagini, anche quella del poggiarsi sulla spalla di un amico, che è tra i ricordi più belli che si porta da Assisi Giuseppe Angieri, arrivato da San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) assieme ad un altra ventina di giovani marchigiani: «Sono un medico, ho 26 anni e mi sto specializzando in pediatria. E anche come medico, da questa tre giorni mi porto il fatto che può esserci gioia anche nella sofferenza, la gioia delle persone disabili che camminavano con noi. O la condivisione, il poter mettere sulle spalle di un amico le pesantezze di giornate in cui ho avuto anche delle responsabilità. O quanto accaduto nelle Messe, con ragazzi disabili o autistici che magari urlavano, si alzavano, correvano, pur nella lità del luogo che in altre occasioni a qualcuno dà fastidio. E invece – testimonia Giuseppe – è stato bello vedere come nessuna delle altre persone presenti si è lamentata, e che gli sguardi ci sono stati, ma solo di normalità: anche questa è la bellezza della Chiesa».
La gioia dell incontro riecheggia un po in tutti i commenti, come in quello di Martina Galeazzi, 28 anni, di Milano, laureata in Infermeria e studentessa-lavoratrice perché ora sta portando avanti la laurea magistrale: «Siamo arrivati ad Assisi da perfetti sconosciuti con tanti altri giovani, a parte i sei del mio gruppetto della Lombardia ma, dopo appena tre giorni, ci siamo lasciati come se ci conoscessimo da sempre, tra abbracci pieni di calore per il clima di fraternità che si è creato. Per me, che ho fatto vari pellegrinaggi a Lourdes ma mai con altri giovani, è stata un esperienza bellissima, così come condividere il servizio con una mamma e un figlio disabile che sono venuti con noi».
Da Padula (Salerno) è arrivato Vincenzo Vitale, ingegnere in Intelligenza artificiale e robotica: «Ho 29 anni e da venti frequento l Unitalsi, dove sono entrato da bambino con la mia famiglia e poi ho proseguito questo cammino. Ho fatto quindi tanti pellegrinaggi, ma questo dei giovani mi ha confermato una cosa: appena si sale sul bus si forma subito un bel gruppo tra persone che non ci conoscono. Anche ad Assisi ho conosciuto gente da tutta Italia e ho avuto la conferma che poi non esiste più da dove vieni, ma si diventa una comunità. E questo vivere insieme, ogni volta mi piace. Da Assisi mi porto dietro il to della suddivisione in gruppi, per affrontare i temi del pellegrinaggio, dopo alcune letture bibliche: mi ha colpito il coraggio con il quale molti ragazzi si sono aperti, mente con degli sconosciuti, per dire come questa società molto connessa mira all apparenza e che anche noi giovani vogliamo spesso solo apparire».
Valeria De Paolis, vent anni, universitaria in Relazioni internazionali, da Genazzano, il paese vicino Roma che Papa Leone XIV ha scelto per la sua prima uscita pubblica dopo l’elezione, descrive come «molto bello il nostro stare insieme. Io mi sono emozionata in particolare alla processione con i flambeaux, a guardare la fila infinita di ragazzi. Alcune volte penso che sono io quella un pò strana che oggi ancora partecipa a queste iniziative, e invece è stato bellissimo trovarsi insieme ad altri seicento ragazzi. Un altro momento toccante è quando ho chiesto consiglio ad un prete su una mia vicenda personale e una signora lì vicino poi mi ha chiesto scusa se per caso aveva ascoltato, ma che l’aveva colpita il fatto di vivere così la fede. E una lacrimuccia è venuta fuori». Francesco Croce, di Termoli (Campobasso), ha vent’anni e studia Lettere e linguaggi dello spettacolo a Chieti: «Ogni volta che parto per un pellegrinaggio mi assale un po di pigrizia, penso che magari mi stancherò. E invece, appena messo de ad Assisi, sono stato travolto da un grande entusiasmo e, alla fine, tre giorni sono stati anche pochi! Certo, anche queste sono state giornate stancanti, dormiamo poco, come a Lourdes, ma se non riposiamo il corpo, sicuramente riposiamo il cuore. Mi ha colpito una cosa: noi del Molise, una ventina di giovani, l’ultima sera stavamo tornando prima in albergo per dormire, ma abbiamo sentito un grande grido levarsi dalla piazza e abbiamo trovato centinaia di giovani dell Unitalsi, ma anche di altre associazioni, che cantavano allegri, e così siamo rimasti anche noi, fino alle tre di notte». Francesco Ognissanti, vent’anni, di Molfetta (Bari), studente universitario in Storia, porta nel cuore questa tre giorni «come un occasione per riscoprire la bellezza della nostra associazione, il vero senso del nostro servizio alle persone con disabilità, che a noi piace definire “amici speciali”. Tre giorni importanti anche per loro, che magari speso vivono in famiglia o in strutture ma senza tante possibilità di passare del tempo con i loro coetanei. Mi è rimasto impresso il momento della veglia a Santa Maria degli Angeli: ho avuto la fortuna di leggere un passo e, quando ho alzato gli occhi, è stato bellissimo vedere la Basilica piena di ragazzi”.
Parla la referente giovani dell’Unitalsi
Spada: fra Assisi e Lourdes la santità delle piccole cose
Biancamaria Spada, 35 anni, di Palazzolo Acreide (Siracusa) è la referente nazionale giovani dell’Unitalsi e, assieme al presidente Rocco Palese e agli altri membri del Consiglio dell’associazione, ha preparato e vissuto il pellegrinaggio nazionale dei giovani ad Assisi, tornato dopo vari anni di assenza.
Che giorni sono stati quelli che seicento giovani provenienti da tutta Italia hanno trascorso ad Assisi?
«Sono stati giorni in cui ci siamo davvero scoperti, come ci suggerivano i temi del pellegrinaggio, in pace, coraggiosi e fratelli. Sul nostro cammino abbiamo trovato diversi testimoni, come la mamma di san Carlo Acutis, che ai ragazzi ha fatto capire che essere santi si può e che per cambiare il mondo non è necessario fare cose grandi ma essere uniti a qualcosa di più grande. O come il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, che purtroppo non è potuto venire, ma ci ha mandato un messaggio per esortarci a proseguire sul nostro cammino e su quello di Francesco, nella preghiera, nella semplicità e nel ritrovarsi fratelli».
A proposito, perché avete scelto Assisi? «Ci siamo ovviamente ricollegati agli 800 anni dalla morte del santo, che cadono in questo 2026. Ma anche ai luoghi di Chiara e di Carlo Acutis, veri e propri giganti dello spirito. Ai nostri giovani abbiamo voluto indicare una strada della santità che è quella delle piccole cose, laddove ci troviamo ogni giorno». E lo hanno compreso? «Sì, certamente! Ho avuto modo di vedere e toccare con mano in tutti i vari appuntamenti come i giovani hanno risposto con entusiasmo e impegno. E con quel coraggio di mettersi in gioco per capire cosa c è oltre la loro comfort zone. E poi ci siamo anche fatti sentire: Assisi era piena di turisti e scolaresche e in tanti sono stati coinvolti dal nostro entusiasmo dirompente. Ho visto anche molta disponibilità e sensibilità nei nostri confronti, anche quando magari con le carrozzine dei malati saltavamo qualche fila, nessuno mai si è permesso di intervenire».
Avevate invitato anche giovani non appartenenti all’Unitalsi: qual è stata la loro reazione?
«Si sono trovati molto bene, anzi devo dire che c è stato tanto entusiasmo in questi giovani alla prima esperienza; grande spiritualità, ma anche divertimento e allegria, che pure servono».
Cosa resta di questo pellegrinaggio? «Un segno concreto: non solo un evento, ma un punto di ripartenza per una generazione chiamata a riscoprire la bellezza dell impegno, della fraternità e del servizio, nello stile semplice e rivoluzionario di Francesco. Un esperienza che, guarda già al futuro, continuando a costruire percorsi di fede e volontariato capaci di parlare ai giovani del nostro tempo».
E cosa hanno messo i giovani pellegrini nella bisaccia del ritorno a casa, a scuola, al lavoro? «Abbiamo consegnato sui pullman del ritorno un sandaletto, simbolo del francescanesimo ma anche di un cammino che continua e continuerà nei nostri territori, nelle sezioni e sottosezioni, ma soprattutto nei pellegrinaggi a Lourdes, da quello dei piccoli a fine giugno e a tutti gli altri che vedranno il culmine nel nazionale di fine settembre».
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Pubblicato il 29 Aprile 2026

