Il terzo episodio del podcast “Specchi” racconta il volontariato come un percorso significativo di altruismo e relazione interpersonale. In un discorso di Papa Francesco viene descritto come un’uscita verso gli altri caratterizzata dall’apertura e dalla disponibilità. “Il volontariato è la fatica di uscire per aiutare altri, è così. Non c’è un volontariato da scrivania e non c’è un volontariato da televisione, no. Il volontariato è sempre in uscita, il cuore aperto, la mano tesa, le gambe pronte per andare. Uscire per incontrare e uscire per dare” . È un invito a passare dall’azione passiva a un coinvolgimento attivo e generoso nelle vite altrui.
Il dottor Vincenzo Trapani Lombardo, medico ematologo con una lunga carriera, condivide con noi la sua esperienza nel volontariato, con l’Unitalsi ma anche nella gestione di un hospice e in un servizio di medicina a domicilio nella periferia di Reggio Calabria, durante la pandemia. Sottolinea l’importanza di stabilire un legame umano, profondo e paritario con i pazienti e le persone bisognose. Per lui, il volontariato non è solo un atto di donazione, ma un autentico scambio umano che arricchisce tanto chi riceve quanto chi offre aiuto. “Alla fine – spiega – ci si rende conto che il servizio che si fa è quasi, non voglio dire una frase fatta, un servizio che si riceve, però indubbiamente è un servizio scambievole, c’è un rapporto paritario con il soggetto a cui è rivolto il volontariato”. L’importante, aggiunge, è “avere un rapporto paritario, anche con le persone che si rivolgono a te perché hanno una necessità. Metterle a proprio agio significa proprio questo, non farle sentire in dovere nei tuoi confronti. Questa è forse la cosa più difficile”.
Le storie personali, come quella di un episodio tragico vissuto in ospedale, rivelano come la consapevolezza della responsabilità e il rispetto reciproco possano creare una rete di sostegno e comprensione non solo tra volontari e beneficiari, ma anche tra professionisti e pazienti. Questa connessione umana si riflette nella cure palliative, un ambito del suo impegno che va oltre il semplice aspetto medico, mirando a dare dignità e supporto agli ultimi momenti di vita. “Probabilmente se garantissimo le cure palliative serie a tutti non ci sarebbe neanche la spinta verso l’eutanasia – riflette – perché le cure palliative possono fare moltissimo per le persone, perché è un accompagnamento alla morte, ed è un accompagnamento serio”.
“Essere volontari solidali è una scelta che ci rende liberi”, ha detto il Papa nel videomessaggio con le intenzioni di preghiera del dicembre 2022. “Ci rende aperti alle necessità dell’altro, alle richieste di giustizia, alla difesa dei poveri, alla cura del creato”. Il dott. Trapani, nella sua storia professionale, ha abbandonato posizioni di prestigio per un contatto diretto con la comunità, anche in contesti difficili come il quartiere di Arghillà – “una realtà veramente abbandonata” – nella zona nord di Reggio Calabria, dove come medico volontario ha effettuato visite domiciliari a chi ne aveva più bisogno. “Io faccio le cose che posso fare nel mio piccolo – spiega con semplicità – più di questo non credo che posso fare, perché non sono un politico e non mi lancio in ambienti politici, per cui io faccio il piccolo che posso fare”.
Benedetta Cappelli, Vatican News
Pubblicato il 7 Marzo 2025