Famiglia Cristiana: “Con la fede corro verso l’impossibile”

La storia Anna Barbaro, terziaria francescana che 10 anni fa ha perso la vista a causa di un virus, ha vinto l’argento a Tokyo nel Triathlon

Si è concluso il 28 dicembre con il tanto sognato matrimonio col fidanzato Salvatore l’anno straordinario di Anna Barbaro, atleta paralimpica non vedente e terziaria francescana, che dopo l’argento alle Olimpiadi di Tokyo ha confermato il suo valore con il secondo posto ai Mondiali di Abu Dabi. Una donna che ha saputo reagire con grinta e determinazione a una nuova condizione rafforzandosi nella fede e raggiungendo tanti traguardi. La vita di Anna Barbaro, giovane donna di Reggio Calabria, era piena di interessi e passioni: gli studi di violino, il percorso universitario di ingegneria, il cammino di fede e l’attività di volontaria con Unitalsi per accompagnare i malati a Lourdes. Poi all’età di 25 anni quello che sembrava un banale disturbo alla vista si è rivelato un virus incurabile che l’ha condannata alla cecità.

“Avevo una vita piena, un lavoro, passioni. poi il buio… solo nello sport ho ritrovato la libertà e la voglia di lottare, fino al trionfo alle paralimpiadi. la fraternità? la vivo in famiglia”

Una condizione nuova, drammatica, a cui però reagisce non solo continuando a perseguire i suoi obiettivi, ma diventando una campionessa paralimpica di triathlon. «In un certo senso», racconta Anna, «avevo già familiarizzato con le persone costrette al buio, perché a Lourdes accompagnavo i non vedenti. Ma quando, il giorno del mio compleanno nel 2011, mi sono resa conto di non vedere più nulla, non è stato facile. È cambiato tutto, non potevo più leggere un libro, camminare da sola, e ho dovuto anche rinunciare a un lavoro come ingegnerà. Avendo lavorato con i non vedenti sono stati loro a insegnarmi il braille, a darmi il primo bastone, a mettermi il primo sintetizzatore vocale nel computer. Per fortuna oggi non è più come un tempo, ci sono tanti ausili per quelli come me dalle bilance parlanti che mi permettono di continuare a dedicarmi alla passione per la cucina, al sintetizzatore vocale per cellulari che mi consente anche di leggere i messaggi. Ma il mio modo di interagire con il mondo ha dovuto passare dalia vista al tatto. E dal 2012 ho un cane guida, Nora, un labrador che mi ha regalato la libertà di potermi muovere senza un accompagnatore. Lei mi segue ovunque, agli allenamenti sta a bordo pista o bordo vasca ad aspettarmi».

Prima della cecità Anna non aveva mai praticato sport, non ne aveva proprio il tempo. «Alla fine del 2010, quando la situazione si stava aggravando, mio padre che cercava di trovarmi degli stimoli nuovi si è ricordato che da piccola mi piaceva molto stare in acqua al mare e mi ha portato in piscina. Una volta in acqua mi sono messa a piangere perché in quell’elemento ho ritrovato il senso di libertà, non avevo bisogno di essere toccata e accompagnata. Bastava che qualcuno stesse a bordo d’acqua guidandomi con un bastone e io potevo nuotare, è stata una sensazione bellissima». Dopo quella prima esperienza liberatoria ha cominciato ad allenarsi seriamente nel nuoto. Ha fatto una prima gara regionale in cui ha realizzato i tempi necessari per partecipare ai Campionati nazionali. Parallelamente si è dedicata al nuoto in acque libere e ha fatto la traversata dello Stretto di Messina, prima in solitaria, poi partecipando alla gara nello Stretto con i normodotati. «In questo mi sono ispirata a una massima di san Francesco. “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”.

Nel 2012 mi era capitato di sentire che nel 2016 ci sarebbero state per la prima volta le Paralimpiadi nel triathlon. All’inizio mi sembrava un’impresa ardua anche imparare a correre e andare in bici senza vedere, ma poi nel 2014 ho fatto le prime gare di atletica e nel dicembre del 2015 ho fatto le prime gare di triathlon. Ad andare a Rio non ce l’ho fatta però, il et della Nazionale mi disse che avrebbero puntato su di me per Tokyo, dove poi ho vinto la medaglia d’argento. In questi anni ho avute tante guide speciali sulla mia strada, ma ho trovato anche altre persone che cercavano di scoraggiarmi, che non ce l’avrei fatta.

Faccio tre allenamenti a settimana, sia nei tre sport che potenziamento muscolare in palestra. Arrivo a un monte ore settimanali di 17/18 ore».

Anna ha anche un lavoro come centralinista nel carcere di Reggio Calabria, ma grazie alla sua società, le Fiamme azzurre, può avere permessi speciali quando è convocata dalla Nazionale senza dover consumare tutte le sue ferie. Dal 2013 Anna Barbaro è una terziaria francescana. «È questa la mia scelta di vita principale. La pandemia mi ha messo a dura prova perché non ho potuto seguire le Messe e vivere la fraternità francescana.

La mia vocazione è la famiglia, mio marito e i miei genitori che vivono sopra di me così che io possa aiutarli nel momento del bisogno. Il mio progetto di vita è essere testimone del Vangelo nel mio quotidiano».

di Fulvia dell’Innocenti – Famiglia Cristiana