È la prima intervista rilasciata da Giada Monami dopo la sua nomina a direttrice del Bureau des Constatations Médicales di Lourdes, lo storico organismo incaricato di valutare, con rigorosi criteri scientifici, le presunte guarigioni avvenute nel santuario mariano. Nell’intervista, pubblicata da L’Arena e firmata da Stefano Lorenzetto, la dottoressa Monami ripercorre il suo percorso professionale, spiega il metodo con cui vengono esaminati i casi e chiarisce il delicato rapporto tra indagine medica e riconoscimento ecclesiastico del miracolo.

Il percorso di Giada Monami
L’articolo racconta la storia della dottoressa Giada Monami, internista italiana con un percorso professionale tra Trieste, Verona, Venezia, gli Stati Uniti e l’ospedale di Negrar. Dopo una prima laurea in Farmacia, si è laureata anche in Medicina, specializzandosi in Medicina interna e lavorando soprattutto con pazienti complessi e cronici. Durante la pandemia ha operato in prima linea al Policlinico di Verona.
Dal 2026 è stata nominata presidente del Bureau des Constatations Médicales di Lourdes, l’organismo che da oltre un secolo valuta scientificamente le presunte guarigioni avvenute nel santuario francese. È la prima donna a ricoprire questo incarico.
Il metodo di lavoro a Lourdes
Monami sottolinea che i medici del Bureau non parlano di miracoli, ma esclusivamente di guarigioni. Il loro compito consiste nello stabilire se una guarigione sia spiegabile oppure no secondo le conoscenze scientifiche attuali. Per questo vengono applicati sette criteri, introdotti nel XVIII secolo dal cardinale Prospero Lambertini (poi papa Benedetto XIV):
- diagnosi certa della malattia;
- prognosi grave;
- guarigione inattesa;
- guarigione improvvisa;
- guarigione completa;
- permanenza della guarigione nel tempo;
- assenza di spiegazioni mediche soddisfacenti.
Solo quando tutti questi requisiti sono rispettati il caso viene approfondito.
Il ruolo della Chiesa
Monami spiega che il Bureau non dichiara mai un miracolo. L’iter è articolato:
- il Bureau esamina il caso;
- se ritenuto serio, viene trasmesso al Comité Médical International de Lourdes (CMIL), formato da circa trenta esperti internazionali;
- il CMIL stabilisce soltanto se la guarigione è scientificamente inspiegabile;
- successivamente il vescovo della diocesi della persona guarita valuta gli aspetti religiosi e decide se riconoscere o meno il miracolo. In altre parole, la medicina conclude il proprio lavoro prima dell’eventuale giudizio ecclesiastico.
Quali malattie sono state riconosciute
Alla domanda su quali patologie compaiano tra le guarigioni riconosciute, Monami spiega che non esiste una casistica unica. Tra i casi storici figurano:
- tumori maligni;
- sarcomi;
- tubercolosi;
- gravi infezioni;
- malattie neurologiche degenerative, come la sclerosi laterale amiotrofica e la sclerosi a placche.
Alcuni casi famosi
L’intervista ricorda diversi episodi storici. Marie Bailly (1902), affetta da peritonite tubercolare, migliorò improvvisamente durante il pellegrinaggio a Lourdes. Il celebre chirurgo Alexis Carrel, inizialmente scettico, assistette personalmente alla guarigione; anni dopo si convertì al cattolicesimo e nel 1912 ricevette il Premio Nobel per la Medicina. Vittorio Micheli, trentino, guarì negli anni Sessanta da un grave sarcoma dell’anca dopo un pellegrinaggio a Lourdes. Monami racconta di averlo conosciuto personalmente e di averlo visto in buona salute durante i suoi primi pellegrinaggi nel santuario. Antonietta Raco, lucana affetta da sclerosi laterale primaria, raccontò di aver percepito una voce durante l’immersione nelle piscine di Lourdes. Tornata a casa, iniziò a recuperare progressivamente le funzioni motorie. La sua guarigione è stata riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa nel 2024.
L’esperienza personale di Monami
Pur essendo alla guida del Bureau da poco tempo, Monami riferisce di aver già raccolto alcune testimonianze di possibili guarigioni. Quando le viene chiesto se un giorno parlerà di miracoli, risponde con prudenza: il suo compito è valutare le guarigioni secondo le conoscenze della medicina; il resto appartiene alla Chiesa.
Il primo incontro con Lourdes
Monami racconta di aver visitato Lourdes per la prima volta nel 2008 grazie all’UNITALSI. Ricorda di essere rimasta colpita soprattutto dall’atmosfera di accoglienza, amicizia, preghiera e condivisione. Dice inoltre che spesso sono proprio i malati a insegnare qualcosa a chi li assiste, mostrando forza, speranza e dignità.
Alla domanda su cosa Lourdes le abbia insegnato, Monami conclude che la lezione più importante è imparare ad affrontare la sofferenza con forza, positività e umiltà, accettando che la vita conosca inevitabilmente momenti difficili ma anche la possibilità di continuare a sperare.
Pubblicato il 13 Luglio 2026

