Si conclude a Lourdes il pellegrinaggio nazionale dell’Unitalsi, tre giorni vissuti nella preghiera, nella condivisione e nell’incontro, accompagnati dalla presenza di Papa Leone XIV. Un pellegrinaggio che quest’anno assume un significato ancora più profondo, perché ha visto migliaia di pellegrini italiani vivere da vicino alcuni dei momenti più intensi della visita del Santo Padre al Santuario.
Dalla Messa di apertura presieduta dall’Assistente nazionale, Mons. Rocco Pennacchio, fino alla celebrazione dedicata ai pellegrini italiani nella Basilica San Pio X, il cammino dell’Unitalsi è stato scandito dalla preghiera e dalla fraternità. Poi l’attesa per l’arrivo del Papa, la preghiera alla Grotta di Massabielle e, nella giornata di domenica, la grande Messa nella Prateria del Santuario. Proprio nella celebrazione davanti a oltre 150mila fedeli, Papa Leone XIV ha consegnato a Lourdes alcune parole che toccano da vicino la missione dell’Unitalsi. Il Papa ha indicato Lourdes come un luogo nel quale la fragilità non viene respinta, ma diventa spazio di incontro e di speranza. Ha ricordato che i pellegrini non devono tornare a casa come sono arrivati, ma come “missionari della speranza”, capaci di portare nelle proprie comunità la forza e la tenerezza sperimentate durante il pellegrinaggio.
Un messaggio particolarmente significativo per l’Unitalsi è arrivato anche nel pomeriggio, durante l’incontro del Santo Padre con malati e operatori dell’Accueil Notre-Dame dove ha salutato Antonietta Raco. Qui Leone XIV ha ricordato che a Lourdes la fragilità non viene nascosta, ma diventa luogo di un incontro sacro. Ai malati ha riconosciuto un ruolo centrale nella vita della Chiesa, mentre a medici, volontari e operatori ha ricordato il valore di una cura che mette al centro la persona e la sua dignità.
Sono parole che incontrano profondamente la storia dell’Unitalsi: accompagnare, accogliere, servire e condividere. A Lourdes la persona malata non è mai soltanto destinataria di assistenza, ma parte viva di una comunità che cammina insieme. Ed è proprio questo uno dei significati più autentici del pellegrinaggio Unitalsi.
Il Papa ha parlato anche alla Chiesa, richiamandola alla conversione e alla necessità di riconoscere le proprie ferite, per poterle affrontare con umiltà e guarire dalle infedeltà e dagli smarrimenti. Ha inoltre richiamato il valore dell’unità e della comunione come condizione per una testimonianza credibile della Chiesa nel mondo. E da Lourdes è arrivato anche un forte appello alla pace. Al termine della Messa, durante l’Angelus, Leone XIV ha invitato tutti i fedeli e le comunità cristiane a pregare il Rosario durante il mese di ottobre per la cessazione delle guerre e per la pace tra i popoli, accompagnando la preghiera con gesti concreti di penitenza, misericordia, dialogo e riconciliazione.
A chiudere il pellegrinaggio, ieri sera, è stata la tradizionale processione aux flambeaux, con migliaia di fiammelle che hanno illuminato Lourdes e accompagnato la preghiera dei pellegrini. Un ultimo momento di fraternità e affidamento alla Vergine, prima del ritorno a casa, con nel cuore le emozioni vissute in questi giorni.
Così, al termine di questi giorni, l’Unitalsi riparte da Lourdes portando con sé non soltanto il ricordo degli incontri e delle celebrazioni, ma soprattutto un messaggio e una responsabilità: continuare a essere una comunità capace di mettere al centro la persona, soprattutto quella più fragile, e di trasformare la cura in prossimità, la sofferenza in condivisione e il pellegrinaggio in un cammino di speranza. Lourdes ancora una volta lascia un segno. E i pellegrini Unitalsi tornano a casa con la consapevolezza che il cammino non finisce con la partenza: continua ogni giorno, nei gesti di cura, nella preghiera e nella capacità di essere accanto a chi ha più bisogno.
Pubblicato il 28 Settembre 2026







