Rubato lo stendardo dell’Unitalsi di Albano. “Hanno portato via uno stendardo, non i nostri valori

Ci sono gesti che lasciano davvero senza parole. Gesti difficili da comprendere, soprattutto quando a essere colpito non è un bene di valore economico, ma un simbolo che per una comunità rappresenta storia, identità, impegno e solidarietà.
È quanto accaduto ieri nella sede della nostra Sottosezione Unitalsi di Albano. A dare l’allarme è stato un vicino, che ha notato la porta d’ingresso spalancata e una finestra forzata. I volontari si sono recati immediatamente sul posto. All’interno, però, tutto appariva in ordine: nulla sembrava essere stato manomesso o portato via. O quasi.
A mancare era proprio lo stendardo che rappresenta la Sottosezione, il nostro simbolo. Un oggetto dal valore commerciale praticamente nullo, ma dal valore affettivo immenso per tutti coloro che, ogni giorno, dedicano tempo, energie e cuore al servizio dei malati e delle persone più fragili.

Il Presidente Pietro Corti non nasconde il dolore e l’amarezza.
“Ci sono cose che lasciano davvero tanto amaro in bocca. Fa male pensare che qualcuno sia entrato nella nostra sede e, senza toccare praticamente nulla, abbia portato via proprio lo stendardo. È difficile non pensare che sia stato un gesto voluto, mirato, perché quello stendardo rappresenta la nostra Sottosezione, la nostra storia, quello che siamo e quello in cui crediamo”. Ma proprio davanti a un gesto che potrebbe alimentare rabbia e risentimento, noi scegliamo un’altra strada. “Non vogliamo rispondere al male con altro male. Noi ci occupiamo di persone malate, di persone che hanno bisogno, e il nostro servizio è un servizio di carità. Se crediamo davvero in ciò che facciamo, dobbiamo cercare di vivere la carità anche nei momenti in cui qualcuno ci provoca sofferenza”. Parole che trovano piena condivisione tra i volontari.
“Abbiamo sentimenti, certo. Siamo dispiaciuti, amareggiati e feriti. Quello stendardo apparteneva al cuore di tutti noi. Ma non vogliamo che questo episodio cambi ciò che siamo. Continueremo a fare il nostro servizio con lo stesso entusiasmo e con la stessa attenzione verso chi soffre”. E c’è anche una speranza, semplice ma sincera: che chi ha compiuto questo gesto possa ripensarci. “Noi pregheremo per queste persone. Speriamo che possano ravvedersi e che magari, un giorno, quello stendardo possa essere lasciato nuovamente fuori dal cancello, proprio nel luogo da cui è stato preso. Se accadrà, non ci saranno parole di condanna. Ci sarà soltanto la possibilità di perdonare”.

Perché uno stendardo si può portare via. Si può sottrarre un oggetto, ma non si possono portare via i valori che rappresenta. Non si possono rubare la storia, la fede, la solidarietà, il tempo donato gratuitamente, le mani tese verso chi ha bisogno. E soprattutto non si può rubare il desiderio di continuare a fare del bene.
“A tutti quelli che fanno parte della nostra Sottosezione voglio dire di andare avanti. Non permettiamo che un gesto del genere ci faccia perdere di vista la nostra missione. Continuiamo il nostro cammino, con la consapevolezza che il bene è più grande di qualsiasi gesto che possa ferirci – conclude il Presidente Pietro Corti. E allora torna alla mente una frase che racchiude perfettamente lo spirito con cui i volontari hanno scelto di affrontare quanto accaduto: “potranno tagliare tutti i fiori, ma non potranno mai fermare la primavera”. Potranno portare via uno stendardo, ma non potranno mai portare via il cuore di chi ogni giorno sceglie di esserci per gli altri. La primavera tornerà. I fiori continueranno a crescere. E anche il nostro cammino continuerà, con la forza della carità e con il coraggio del perdono.


Pubblicato il 21 Settembre 2026