Elisabetta Tiberio, presidente dell’Unitalsi Ravenna, racconta il pellegrinaggio appena concluso: 600 partecipanti dalla Romagna e 43 da Ravenna. “Ogni volta è diverso, perché cambiano le persone e le loro storie”.
In 600 in pellegrinaggio dalla Madonna di Lourdes
Un pellegrinaggio fatto di preghiera, ma soprattutto di incontri, assistenza e storie capaci di lasciare il segno. È quello appena concluso a Lourdes dall’Unitalsi Emilia-Romagna, che ha coinvolto circa 600 persone provenienti dai territori romagnoli e dalle diverse province della regione. A raccontare l’esperienza è Elisabetta Tiberio, presidente dell’Unitalsi Ravenna. Una parte del gruppo ha viaggiato in treno, un’altra in aereo. Un risultato importante per la sottosezione ravennate, anche considerando i pellegrinaggi già organizzati nei mesi precedenti: «Da Ravenna eravamo in 43, ma bisogna considerare che altre persone erano già andate a Lourdes nei pellegrinaggi di maggio e giugno».
Al centro le persone più fragili
Quello dell’Unitalsi è un pellegrinaggio che mette al centro le persone più fragili grazie al lavoro dei volontari. Quest’anno, racconta Tiberio, il numero delle persone con maggiori necessità di assistenza è stato particolarmente alto. «Nel refettorio quest’anno ne avevamo 133. Io non ne avevo mai viste così tante». Per i volontari le giornate iniziano molto presto. «Alle sei del mattino eravamo già in piedi, tutti in divisa, a preparare i tavoli. Poi bisognava portare loro da mangiare, aiutare chi non riusciva a mangiare da solo, imboccare qualcuno. E quando finiva il servizio dovevamo subito uscire per accompagnare il nostro gruppo». Il ritmo è serrato e il servizio prosegue fino a sera. «Dalle sei e mezza del mattino fino alle 23 di sera eravamo sempre in servizio. La fatica è immensa». Una fatica, però, che viene ripagata. «Tutti hanno mandato un biglietto di ringraziamento, un messaggio, qualcosa. E questo fa dimenticare la fatica».
Quello dell’Unitalsi è un pellegrinaggio che mette al centro le persone più fragili grazie al lavoro dei volontari. Quest’anno, racconta Tiberio, il numero delle persone con maggiori necessità di assistenza è stato particolarmente alto. «Nel refettorio quest’anno ne avevamo 133. Io non ne avevo mai viste così tante». Per i volontari le giornate iniziano molto presto. «Alle sei del mattino eravamo già in piedi, tutti in divisa, a preparare i tavoli. Poi bisognava portare loro da mangiare, aiutare chi non riusciva a mangiare da solo, imboccare qualcuno. E quando finiva il servizio dovevamo subito uscire per accompagnare il nostro gruppo». Il ritmo è serrato e il servizio prosegue fino a sera. «Dalle sei e mezza del mattino fino alle 23 di sera eravamo sempre in servizio. La fatica è immensa». Una fatica, però, che viene ripagata. «Tutti hanno mandato un biglietto di ringraziamento, un messaggio, qualcosa. E questo fa dimenticare la fatica».
L’esperienza di due nuovi volontari
Tra i momenti più belli ci sono stati quelli vissuti dai nuovi volontari. «Quest’anno abbiamo avuto persone alla loro prima esperienza – dice Tiberio -. Due ragazzi, di 33 e 35 anni, sono partiti con un po’ di paura, chiedendosi cosa avrebbero dovuto fare e come sarebbe stato il viaggio. Sono tornati con un’apertura di cuore e un sorriso incredibili, dicendo: “Voi andate, noi ci saremo”». A Lourdes hanno scoperto il valore concreto del servizio. «Quando vedi che le persone che stai accompagnando sono felici e ti ringraziano, allora ti esplode dentro la voglia di continuare». L’attenzione alla persona viene prima di tutto. «Impari a fermarti, a fare compagnia a qualcuno, a rallentare. Ci sono persone che magari non riescono nemmeno a dirti quello che desiderano, ma bisogna guardarle, stare un attimo in pace con loro. E allora capisci che cosa bisogna fare».
La moglie in viaggio per ricordare Valerio Temporin
Tra le storie che hanno segnato il viaggio c’è anche quella di una moglie che ha deciso di partire per onorare il desiderio del marito, Valerio Temporin, morto pochi giorni prima del pellegrinaggio. «Lui voleva venire a Lourdes, ma purtroppo è morto prima di poter partire. Sono andata al funerale e sua moglie mi ha detto: “Vengo per mio marito”». La signora si è fatta accompagnare: «alla fine sono venute in tre. Io la guardavo continuamente e mi chiedevo dove trovasse quella forza».
La forza di Lourdes
Anche questo, per Tiberio, è Lourdes. «Incontri persone che fino a qualche secondo prima non conoscevi e che poi ti insegnano qualcosa. Ti fanno capire con quale forza e con quale coraggio si affrontano certe situazioni». Il pellegrinaggio, del resto, non è mai uguale a se stesso: «Ci sono stata anche a giugno con i bambini ed è stata un’esperienza completamente diversa. Con gli anziani e i malati vivi tutto in un altro modo. Ogni volta le persone sono diverse, ogni anno cambia tutto, cambiano i motivi e cambiano anche le preghiere». Al gruppo si sono aggiunti anche numerosi giovani. «Alcuni hanno aiutato nel refettorio, hanno servito a tavola e assistito le persone anziane. È bello perché spesso sono loro stessi che si avvicinano e chiedono: “Che cosa possiamo fare?”». E resta soprattutto ciò che ogni viaggio porta con sé. «Tanti dicono: cosa ci vai a fare, è sempre uguale? La Madonna è sempre quella. Ma siamo noi che cambiamo. Sono le persone che portiamo che cambiano di volta in volta. Ed è per questo che ogni pellegrinaggio è sempre nuovo». risveglioduemila.it

Pubblicato il 2 Settembre 2026

