A dieci anni dal sisma che colpì Amatrice e il Centro Italia, l’Unitalsi rinnova il ricordo di una comunità ferita e di una presenza fatta di ascolto, vicinanza e servizio.
Sono trascorsi dieci anni da quella notte del 24 agosto 2016 che segnò profondamente Amatrice e i territori del Centro Italia. Di fronte alla devastazione e al dolore di tante famiglie, l’Unitalsi scelse di esserci: volontarie e volontari dell’associazione si mobilitarono una volta attivati dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile che, come per le emergenze sismiche avvenute a L’Aquila e in Emilia, aveva richiesto dalle prime ore e, nei mesi successivi, all’Unitalsi di continuare a mettere tempo, energie e competenze al servizio delle popolazioni colpite.
Il Settore Protezione Civile dell’Unitalsi attivato dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile ha effettuato il proprio servizio dal 1° settembre 2016 al 10 dicembre 2016, coinvolgendo 150 i volontari che si sono alternati in turni settimanali per prestare soccorso alle popolazioni colpite. Da subito sono intervenuti i volontari della Macroarea Centro supportati con il passare dei giorni anche da volontari provenienti dalla Macroarea Sud e dalla Macroarea Nord. Per l’emergenza nel Centro Italia sono stati impiegati circa 33 mezzi attrezzati provenienti, dalle Sezioni e dalle Sottosezioni dell’Unitalsi di tutta Italia.

La presenza dell’Unitalsi ad Amatrice non si è limitata all’emergenza. Accanto alla necessità di rispondere ai bisogni più immediati, l’associazione ha cercato di accompagnare le persone e le comunità nel difficile cammino della ripartenza, con quella prossimità che da sempre rappresenta uno dei tratti distintivi del suo impegno. Il lavoro dei volontari, le iniziative di solidarietà, la raccolta e distribuzione di beni, l’attenzione alle persone più fragili e la volontà di non lasciare sole le comunità colpite. A dieci anni di distanza, quelle testimonianze acquistano un significato ancora più forte. Raccontano una solidarietà concreta, fatta soprattutto di persone che hanno scelto di condividere la fatica e il dolore di chi aveva perso tutto o quasi tutto.
“Ricordare Amatrice significa prima di tutto ricordare le persone, le famiglie e le comunità che hanno vissuto e continuano a vivere le conseguenze di quella tragedia. Per l’Unitalsi significa anche riconoscere il valore della presenza dei nostri volontari e delle nostre volontarie, che in quei giorni e per diverso tempo hanno scelto di esserci, con discrezione e senza risparmiarsi”, sottolinea l’Unitalsi. Il decimo anniversario non vuole essere soltanto una ricorrenza, ma un’occasione per custodire la memoria e ribadire che la solidarietà non si misura soltanto nella risposta all’emergenza. Si costruisce nel tempo, attraverso relazioni, ascolto e attenzione alle fragilità.
L’esperienza vissuta ad Amatrice rimane così parte della storia dell’Unitalsi e della sua missione: essere accanto alle persone, soprattutto quando la vita le mette davanti a prove difficili, trasformando la prossimità in un gesto concreto di speranza. Nel ricordo di chi non c’è più e nella vicinanza a chi, dieci anni dopo, continua a portare dentro di sé i segni di quella notte, l’Unitalsi rinnova il proprio grazie a tutte le volontarie e a tutti i volontari che hanno contribuito a rendere concreta, ad Amatrice, una parola che per l’associazione ha un significato profondo: presenza.
Ne è testimone una coppia di Amatrice. “Ci ricordiamo le prime volte che ci incontravamo nella mensa del campo ANPAS e pensavamo che tutti quelli con le giacchette, rosse, blu o gialle che siano, non stavano lì per noi ma solo per mangiarci su. Giorno dopo giorno la vostra presenza come Unitalsi prendeva sempre più consistenza, ma dato che la vita fino ad oggi ci aveva insegnato la diffidenza verso tutto e tutti non ci potevamo ancora credere che ci fosse qualcuno che era lì veramente per noi. Il terremoto oltre a toglierti gli affetti, la casa, la quotidianità, ti leva anche la fiducia nel futuro. Grazie a voi, che ci avete preso per mano, non siamo stati mai soli, e soprattutto, non ci siamo mai sentiti soli. Ci avete insegnato tanto, ci avete insegnato che si può sperare nel prossimo e che c’è qualcuno ancora disposto ad adoperarsi per gli altri. Grazie di cuore a tutti i ragazzi dell’Unitalsi, grazie!”.
Pubblicato il 24 Agosto 2026

