Lourdes, il pellegrinaggio Unitalsi: quando il servizio si trasforma in speranza

Particolarmente significativa è stata anche la presenza dei vescovi umbri: mons. Renato Boccardo, presidente della Conferenza Episcopale Umbra e arcivescovo di Spoleto-Norcia; mons. Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve; mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio e Città di Castello; e mons. Benedetto Tuzia, vescovo emerito di Orvieto-Todi. La loro partecipazione ha rappresentato un forte segno di comunione e vicinanza alla comunità dell’Unitalsi e a tutti i pellegrini.

Sono stati 578 i pellegrini dell’Unitalsi Umbria che, dal 19 al 25 luglio, hanno preso parte al pellegrinaggio a Lourdes, provenienti da tutta la regione. Un’esperienza che, come da tradizione, ha avuto nel viaggio in treno il suo primo momento significativo: non un semplice trasferimento, ma l’inizio di un cammino condiviso, fatto di incontri, ascolto, fragilità e speranza. Lourdes continua a rappresentare un luogo speciale per milioni di persone. È qui che, nel 1858, la Vergine Maria apparve a santa Bernadette, scegliendo una giovane semplice e una grotta umile per consegnare un messaggio che ancora oggi invita a vivere la fede attraverso l’umiltà, il servizio e l’abbandono fiducioso a Dio. Proprio questa dimensione è stata al centro dell’esperienza vissuta dai pellegrini umbri. A Lourdes gli ammalati non sono destinatari di assistenza, ma il cuore stesso del pellegrinaggio. È nella loro presenza che il servizio acquista il suo significato più autentico e che ciascuno è chiamato a riscoprire il valore dell’incontro e della condivisione.

Tra i protagonisti del pellegrinaggio anche circa 80 giovani volontari, che hanno scelto di dedicare una settimana delle loro vacanze al servizio delle persone malate, anziane e con disabilità. Un’esperienza capace di lasciare un segno profondo, trasformando il modo di guardare gli altri e di vivere le relazioni. Come racconta Rita Paoletti, vicepresidente della Sottosezione Unitalsi di Perugia, molti ragazzi sono arrivati con curiosità e qualche incertezza, ma giorno dopo giorno hanno scoperto che anche un gesto semplice, come un sorriso, una parola di conforto o accompagnare una carrozzina, può restituire dignità, speranza e serenità a chi soffre.

Tra le testimonianze raccolte c’è anche quella del giovane Pietro, che definisce Lourdes un “mondo al contrario”, dove gli ultimi diventano i primi e dove si comprende che la vera ricchezza nasce dall’incontro con la fragilità. Un’esperienza che cambia il cuore e insegna come il servizio non sia soltanto un aiuto concreto, ma un’occasione di crescita personale e spirituale. Il pellegrinaggio regionale dell’Unitalsi Umbria si conferma così non solo un momento di fede, ma anche una straordinaria scuola di umanità, nella quale volontari, malati, familiari e pellegrini condividono un unico cammino. Un’esperienza che continua a testimoniare come la speranza possa nascere dall’accoglienza, dall’ascolto e dalla scelta di mettersi al servizio degli altri.

Molti dei partecipanti raccontano di essere rientrati dal pellegrinaggio profondamente cambiati, con la consapevolezza che il dono di sé agli altri rappresenta una delle strade più autentiche verso la felicità.

Anche Silvia Bagnarelli, assistente sociale della Caritas Diocesana di Perugia-Città della Pieve, alla sua prima esperienza a Lourdes, descrive il pellegrinaggio come un intenso percorso umano e spirituale. Racconta di aver scoperto come la fragilità non costituisca un ostacolo, ma possa diventare il centro di relazioni autentiche. Più delle competenze, ciò che lascia il segno è la capacità di ascoltare, di essere presenti e di riconoscere il valore dell’altro. Un’esperienza che, a suo dire, permette di tornare a casa arricchiti dal silenzio della preghiera, dalla forza degli sguardi e dalla semplicità di piccoli gesti capaci di infondere speranza.

Dopo oltre vent’anni di pellegrinaggi, Nicola Paoletti, consigliere regionale dell’Unitalsi Umbria, sottolinea come il vero miracolo di Lourdes sia il superamento di ogni distinzione tra chi aiuta e chi viene aiutato. In questo luogo, spiega, tutti diventano parte di un’unica famiglia, nella quale ciascuno riceve qualcosa dall’altro. È proprio negli occhi delle persone incontrate che continua a rinnovarsi quel “miracolo” che rende ogni pellegrinaggio un’esperienza unica.

Il pellegrinaggio dell’Unitalsi Umbria si conferma così un’esperienza che va oltre il viaggio: è un cammino di fede, fraternità e speranza, nel quale ciascuno, mettendosi al servizio dell’altro, scopre un modo nuovo di vivere il Vangelo e di lasciarsi trasformare dall’incontro con chi è più fragile. di Don Marco Briziarelli, La Voce 


Pubblicato il 30 Luglio 2026