Ho aspettato qualche giorno prima di affidare i miei pensieri al foglio, ho aspettato perché le esperienze di qualsiasi natura hanno necessità di riflessione, hanno bisogno della cornice giusta, hanno l’esigenza del giusto stato d’animo.
Da oltre undici anni cerco di raccontare con gli scatti il pellegrinaggio UNITALSI alla volta di Lourdes, ed ogni volta nutro la speranza di riuscire nell’intento, di essere capace a far passare il messaggio e dare l’idea di quello che prova chiunque salga sul treno. Tutti si soffermano sulle foto, e forse pochi su quello che c’è dietro. Dopo pochi giorni dalla fine del viaggio, sono sempre inondato di messaggi, spesso commoventi, e io leggendoli mi rendo conto quanto sia stato importante esserci, ed ecco perchè quando scrivo di attimi sospesi, intendo che alcuni vanno riletti anche a distanza di tempo, per capire così, quanto possa far bene dare agli altri anche quello che a te sembra banale e scontato.
Dietro ogni scatto, spesso c’è una storia, bella o brutta che sia, ma è una storia di vita, e saperla ascoltare è un misto di commozione e gratitudine. Tutto ciò viene prima del reportage, anzi è il punto chiave. I legami che si instaurano sono quelli che ti permettono di entrare in punta di piedi e puntare la fotocamera con rispetto e umiltà.
Il pellegrinaggio nazionale dei piccoli, è un pellegrinaggio delle famiglie alla ricerca di una pausa dai problemi che attanagliano la quotidianità cercando nella gioia di una meta, l’essenza di essere comunione nel cammino, una luce di speranza, e un affidamento a Maria, mamma di tutti. Da tre anni, vivo questa esperienza portando ad altri testimonianza visiva di affetti, sorrisi incastonati spesso nel dolore di una sofferenza, o intrecci di mani che si cercano mentre altre si protraggono al sostegno. Il mondo della disabilità sta sotto una finestra dalla quale ci si affaccia con discrezione e delicatezza, io l’ho sempre fatto con timidezza, ma anche con il voler raccontare per immagini la bellezza di alcuni, accarezzare i loro sorrisi, prendendo per mano quella gioia difficile da descrivere e portandola agli altri come un dono ricevuto ma anche da condividere.
Al ritorno però faccio sempre i conti con il dubbio di non aver fatto abbastanza, mentre lo schermo mette a fuoco quegli scatti. Non esiste stanchezza, non esiste tristezza durante il viaggio e il soggiorno, esiste la nostalgia dopo, in quei GRAZIE immeritati che ti arrivano dritti al cuore e che si trasformano in lacrime. La condivisione di tutto questo con chi ha scelto la stessa strada del servizio, è un toccasana per l’anima, rendendo un pò meno amari i saluti alla fine del viaggio, che ogni anno è diverso per emozioni ed amicizie, mentre quella semplice o banale foto rimane comunque un anello di congiunzione tra i bambini, le famiglie, il loro mondo ed il mio che é quello della narrazione di quegli attimi sospesi e che attendono la continuazione della fiaba.

Intanto i messaggi scorrono ancora sullo smartphone, e mi fanno ricredere sul mio dubbio di insufficiente operositá, in quanto alcune parole in essi contenute, mi rimandano ad una frase di Maya Angelou…”Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, le persone possono dimenticare ciò che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire”. Ecco, io spero che nel mio piccolo, le abbia fatte sentire bene e serene per qualche giorno, come mi son sentito io, in quel loro mondo spesso invisibile, anche se poi, una volta tornati a casa, purtroppo nella vita di ognuno…

Pubblicato il 3 Luglio 2026


