In attesa di riaprire le porte tra poche settimane per il campo estivo, l’Oratorio di Strambino ha chiuso l’anno con la tradizionale cena comunitaria che come al solito sapeva di casa e di dolci appena sfornati. Tra tavolate allegre, risate e il profumo delle leccornie preparate dalle famiglie, bambini, animatori e genitori hanno condiviso un altro bel momento di vera comunità.
Alla cena di chiusura, su invito del parroco don Maurizio Morella, hanno partecipato anche il presidente della sottosezione di Ivrea Mauro Vollaro e alcune volontarie e volontari dell’Unitalsi, associazione che dal 1903 porta solidarietà e speranza a chi ne ha più bisogno. L’Unitalsi non è in realtà solo un’organizzazione di volontariato: è una prova tangibile di come la fede possa tradursi in azioni concrete. I suoi membri, mossi dalla carità cristiana, accompagnano pellegrini con disabilità, malati o anziani nei santuari di Lourdes e in altri santuari, offrendo non solo assistenza, ma anche vicinanza umana e spirituale. Perché, come recita il loro motto, non si tratta solo di trasportare persone, ma di trasportare speranza. Al centro della serata, la testimonianza che ha toccato il cuore di tutti: quella di Gionni Billeci, un volontario Unitalsi il cui percorso di vita è una lezione di resilienza e fede.
In giovanissima età, un grave incidente lo ha costretto su una carrozzina. I primi anni furono duri, ma Gionni non si è arreso. La sua forza di volontà e una grande determinazione gli hanno consentito di trovare nuovi stimoli e la sua fede nella Madonna di Lourdes ha rappresentato una spinta in più, un motivo per rialzarsi e guardare avanti. E non solo per sé. Dopo un lungo percorso che gli ha consentito di prendere la patente di guida e adattare un’automobile per potersi muovere in modo autonomo e indipendente, oggi mette la sua esperienza al servizio degli altri, accompagnando chi, come lui un tempo, ha bisogno di speranza. La sua storia non è solo un racconto di dolore superato, ma una dimostrazione di come la sofferenza possa diventare seme di vita nuova. Gionni non si limita a vivere la sua disabilità: la trasforma in uno strumento di amore per il prossimo, ricordandoci che la vera carità non conosce limiti. Le storie come quella di Gionni ci ricordano come la fede non sia solo preghiera, ma azione, impegno e apertura verso chi ha bisogno. Grazie a questi momenti, anche l’Oratorio si trasforma, cresce, e continua a essere un luogo dove si impara che la vita, anche nelle difficoltà, può sempre essere vissuta con dignità e speranza.
Gianni Ciochetto, il Risveglio popolare
Pubblicato il 28 Maggio 2026

