Lourdes, dove Maria e gli ammalati ti cambiano la vita

Condividiamo la testimonianza di Gaetano pubblicata dalla rivista Credere edita dalla San Paolo 

Ho 43 anni, sono ministro straordinario dell’Eucaristia nella mia parrocchia e faccio parte della sottosezione di Siracusa dell’Unitalsi da 8 anni. Scrivo questa testimonianza a lode del Signore. A 14 anni ho perso mamma per un tumore, ritrovandomi solo, triste, senza alcun motivo per vivere, nonostante la vicinanza di mio padre e della mia famiglia.  Un giorno, al Santuario della Madonna delle lacrime di Siracusa dove chiedevo alla Madonna di farmi capire il perché di tutto questo, incontrai un amico, Rosario, che mi invitò a fare una esperienza forte di servizio verso i nostri fratelli ammalati. Lourdes! Si arriva a Lourdes pensando che sia una meta da raggiungere, ma spesso diventa un punto di partenza verso un cambiamento che avviene dentro di noi.

La mia prima volta a Lourdes fu circa 10 anni fa; partii pensando di andare a donare qualcosa agli altri. Avevo già scoperto la bellezza della solidarietà e della condivisione. Rosario mi parlava spesso, emozionato, di Lourdes. Non capivo, pensavo che la Madonna si potesse pregare in qualsiasi luogo. Grazie a una testimonianza, ascoltata per caso, capii che era l’occasione giusta per andare. Capii in seguito il progetto di Dio. A Lourdes ho sentito forte la vicinanza e l’amore della Madonna; sono cambiate le priorità e il modo di vedere la vita; ho capito che Dio mi amava e che voleva altro da me. Vi si incontra la sofferenza, ma allo stesso tempo la gioia vera. A Lourdes scopriamo che siamo tutti ammalati nel corpo o nell’anima e tutti abbiamo bisogno di amore. Spesso è l’ammalato ad aiutarti; nascono amicizie sincere che durano negli anni. In questi anni nell’Unitalsi tante sono state le persone che ho visto partire con il volto preoccupato, gravate dagli affanni della vita, e tornare con sguardi pieni di serenità e speranza che solo la Mamma Celeste può dare. La domanda di una signora mi ha fatto riflettere sui motivi che portano a Lourdes. La prima dimensione è la cura verso gli ammalati.  Da questo punto di vista, Lourdes appare quasi come un mondo al contrario: le persone di solito più emarginate nella società qui vengono messe al centro. C’è poi la dimensione ecclesiale, che ti fa sentire parte di una Chiesa universale che supera ogni confine linguistico e culturale: un segno potente in tempi di guerra come il nostro. Infine, la dimensione dell’esperienza, più personale, di dialogo raccolto e silenzioso con noi stessi e con Dio, che ti scava dentro. Una boccata d aria fresca per il cammino di fede. Non è necessario essere medici o infermieri per prendersi cura di una persona con un corpo più fragile. Bastano dolcezza, ascolto, regalare (e ricevere) un sorriso o una parola d’affetto.

Gaetano Liistro (Floridia, Siracusa)


Pubblicato il 5 Maggio 2026