Le impressioni dopo il pellegrinaggio Unitalsi con un ampia partecipazione di giovani
Quando arrivi in stazione e ti prende per mano Luca, un bambino speciale che, con i suoi occhioni simpatici e la sua voce decisa, ti dice: «Ti porto io nella tua casa», indicando il treno e la carrozza, capisci che il pellegrinaggio e iniziato. «Ma Luca – ho provato a correggerlo – non e la casa, e il treno». Lui però, con ancor più decisione, risponde: «Ti ho detto che ti porto a casa tua».

Questa è la mia casa.
E’ allora che comprendi come, ancora una volta, siano loro a vedere un po più in là”. Perché Lourdes non e solo un paesino francese divenuto famoso per le apparizioni della Madonna a Bernadette presso la grotta; quella grotta e casa”, la casa di tutti. E anche quest’anno lo e stato per gli oltre 800 partecipanti al pellegrinaggio della nostra Unitalsi Verona. Non sono di certo i numeri che importano, e nemmeno la meraviglia dei 105 giovani (di cui 35 adolescenti); perché a fare il pellegrinaggio sono i volti delle persone, gli occhi che si incrociano continuamente sul viale del santuario, tra i piani dell’alloggio, servendo a tavola o accarezzando la roccia balbettando una preghiera che da voce al cuore straripante di noi. In quello sguardo, dietro quei volti che si incontrano, c’è una storia, c’è una vita, c’è una terra santa dove – come accadde a Mose sul monte davanti al roveto ardente – Dio ci chiede di toglierci i sandali. Vite che si incontrano, vite che si raccontano; età diverse che sembrano non creare differenze, ma sfumature di un unica opera d’arte che il Divin Pittore sa realizzare in questo pellegrinaggio a Lourdes. Pennellate delicate che si sono concretizzate nei gesti di servizio delle sorelle e dei barellieri di ogni età che, con passione e dedizione, hanno servito nel volto dell’altro lo stesso volto di Cristo. L’amato Papa Francesco ce lo ha ricordato spesso: «Curare un ammalato, accoglierlo, servirlo, e servire Cristo», perché «il malato e la carne di Cristo». L’opera d arte di questo pellegrinaggio possiede la bellezza dei particolari che i medici e gli infermieri hanno saputo donare con la loro professionalità. Ha il paesaggio armonioso di ogni pellegrino e accompagnatore che ha portato con se le gioie e le speranze di chissà quante persone che da casa si sono affidate a loro. Quest’opera e caratterizzata dalle pennellate decise dei colori dei malati e di chi ha portato con se storie di fragilità e sofferenze di cui magari, mente, nessuno può accorgersi, ma che dentro il cuore si fanno sentire, eccome.
Questione di sguardi.
I colori più intensi sono quelli di chi vive la solitudine nella malattia, l’indifferenza nella disabilità, l’esperienza di non essere visti e compresi nella vulnerabilità. Noi esistiamo se siamo visti da qualcuno. Lo sguardo e stato il tema anche del ritiro con i giovani, e di certo quello del Risorto, che ha chiamato per nome Maria nel giardino del sepolcro, e lo sguardo che chiama alla vita piena. Cosi come lo sguardo della Vergine Maria si e posato su Bernadetta, infondendo nel suo cuore il coraggio di essere gioiosa testimone di bellezza e di verità. Questo entusiasmo e arrivato certamente agli adolescenti che sono stati la marcia in piu, vivendo per la prima volta un campo di servizio in collaborazione con il Centro di pastorale adolescenti e giovani. Un’idea azzeccata anche se la novità fa sempre paura – ed efficace per aiutare i giovanissimi a vivere il pellegrinaggio accompagnandoli nel mondo della sofferenza e della vulnerabilità, cosi provocante e forte. A rallegrare quest opera d’arte c’è il gruppo Piccoli Unitalsi e le famiglie: la spontaneità dei bambini disarma sempre e la loro generosità sa intenerire anche il cuore piu duro. Cosi come la generosità degli scout, sempre più presenti: per loro il pellegrinaggio sta diventando un “campo” di formazione che aggiunge valore al loro essere, per tutti, una “buona azione”.
Grazie mille.
Ma l’opera d’arte che sto descrivendo ha bisogno di una cornice che ne risalti la bellezza: questa struttura e la presidenza dell’Unitalsi Verona, oltre a quella del Triveneto. Un grande grazie va a Raffaello Ferrari e a tutta la za in questo loro fine mandato, in attesa delle nuove elezioni. Un grazie sincero per la passione e il coraggio che in questi anni hanno testimoniato nella fede, a servizio dei più fragili, così come fa sempre l’assistente don Flavio Bertoldi. Un giorno mi si avvicinano Debora e Matteo, due giovani speciali. Vedendomi in un momento di entusiasmo molto evidente (per non dire “stupido”), mi abbracciano e Debora mi dice: «Ma tu non sei normale!». Ci siamo fatti una grande risata perché, in fondo, chi lo è? Il mondo lo dice di loro, ma questo pellegrinaggio e la prova che nessuno di noi lo e: siamo tutti speciali, unici, irripetibili e preziosi. Sotto quella grotta, come in un abbraccio, ci sentiamo tutti a casa, proprio come voleva portarmi Luca. Siamo tutti pennellate preziose di un unica divina opera; siamo tutti parte di un unica poesia che e la vita, perché siamo tutti fatti diversi!
di don Matteo Selmo, vice assistente Unitalsi di Verona per Verone fedele
Pubblicato il 17 Aprile 2026

