‘Chi sale sul treno’ film di Valerio Filardo, dal 25 marzo nelle sale, la prima a Torino, racconta il pellegrinaggio del treno bianco, tra fede, condivisione e speranza. Attraverso i volti e le storie di personaggi come Rosella, volontaria instancabile, Francesco, malato di distrofia muscolare che trova nel treno la sua unica occasione di libertà, Francesca, giovane medico dal profilo inaspettato, e Mimmo, ferroviere silenzioso e custode discreto dei passeggeri, il film compone un mosaico vivo e corale.
Avevo molti preconcetti sıu quei treni charter da Palermo a Lourdes, immaginando gente triste e sofferente: questi sentimenti non mancano, certo, ma ho capito che c e molto, molto di più». Con il documentario Chi sale sul treno, produzione Invisibile Film, con la torinese Cinefonie, Apnea Film e Webreak e con il sostegno di Fctp, Valerio Filardo racconta l’ultima corsa del «treno bianco» organizzata dall’Unitalsi, Sezione Sicilia Occidentale, che da 120 anni accompagna un carico di speranze e umanità: sarà lui a presentarlo, con Carlo Chatrian, alle 20.30 di domani al Cinema Massimo. «Vengo da una famiglia cattolica – premette Filardo – con mia nonna che sgranava rosari e mia mamma che canta nel coro della chiesa.
Un giorno un amica mi ha raccontato di questo convoglio risvegliando i molti aneddoti sentiti negli anni». Il viaggio arriva a durare anche 50 ore, ma nessuno sembra lamentarsene: «Ci si potrebbe chiedere perche non prendano un aereo, ma a questi passeggeri non pesa, anzi. Lontani dai ritmi quotidiani e immersi nello spazio fluido che dalla campagna sicula ti porta al mare ligure e poi alle campagne francesi, si perde la cognizione del tempo e si vano socialita e convivialita. Inoltre, molti dei pellegrini dipendono dalla famiglia per tutto l anno, ma grazie a un viaggio che assicura loro assistenza, riescono a sentirsi ri e autonomi». Il risultato e che, per certi versi, il treno per Lourdes diventa esperienza laica: «Certo, qui ci sono volontari che offrono il loro aiuto indipendentemente dalla fede, ma va detto che la processione che attraversa il convoglio per la benedizione e un momento di pura estasi. E tra musica, giochi e preghiera, forse, l’unico elemento che rimane ancorato alla realtà e Mimmo, il capotreno, che come gli autisti fa il suo lavoro».
Da regista degli eventi del Museo del Cinema a documentarista, la poetica di Filardo si percepisce dalle accurate inquadrature e dal montaggio che, grazie a materiale d archivio inedito, rende spaesante la narrazione tra passato e presente. «Diciamo grazie agli archivi Luce e Unitalsi per i loro tesori in pellicola e Vhs, e l’Archivio d’Impresa Csc di Ivrea dove abbiamo scoperto che anche Fiat e Olivetti organizzavano partenze da Torino a Lourdes». Infine, sulla scelta delle storie commenta: «Tra le tante possibili, abbiamo puntato sulla malinconia delle storiche volontarie, come Rosella, che rimpiangevano i bei tempi: «“Vieni pure Valerio”, mi ha detto prima di partire, ma una volta era tutta un altra cosa”». Fabrizio Dividi, Corriere della Sera Edizione Torino
Pubblicato il 24 Marzo 2026

