Formazione spirituale dell’Unitalsi Piemontese: “La fede provata, perché proprio a me?”

La sofferenza, il dolore, la malattia sono argomenti da affrontare con timone e tremore “Anche un cristiano non conosce alcuna strada che aggiri il dolore, ma piuttosto una strada, insieme con Dio, che lo attraversi”, scrive Erika Schuchardt Insieme per crescere con e per l’Unitalsi nell’incontro di sabato 17 gennaio.

Accolti nella Piccola Casa della Divina Provvidenza a Torino, che festeggiava l’anniversario dei 180 anni, abbiamo trascorso una intensa e proficua giornata. La Presidente Regionale Maria Rosaria Sardella ha presentato quella che è stata la prima giornata dedicata alla formazione spirituale dal tema: “La fede provata: perché proprio a me?”. A guidarci, con generosi spunti di riflessione e, perché no, di approfondimento personale, è stato il nostro Assistente Spirituale Don Carlo Vallati, affiancato nella moderazione da Padre Carmine Arice, padrone di casa. Come introduzione Don Carlo ci ha detto che tentare una riflessione su una domanda così impegnativa è una impresa ardua visto il tempo a disposizione, occorrerebbe un intero corso di teologia. Si tratta di una domanda potente che contiene tutta la sofferenza di un animo provato.

La sofferenza, il dolore, la malattia sono argomenti da affrontare con timore e tremore. Ad essi si addice più il silenzio che la parola. Con umiltà osiamo dire qualcosa perché è nell atto di parlare che possiamo inventare cammini di senso. Non si tratta di dare la risposta ma di fare propria una ricerca essenziale all uomo nel compito di divenire uomo. Non ci troviamo di fronte alla sofferenza astratta, ma a uomini e donne sofferenti. La malattia la vediamo nel volto e nel corpo di persone afflitte.

I cammini che la malattia suscita e gli ti a cui conduce sono sempre imprevedibili. Come scrive Erika Schuchardt: “Anche un cristiano non conosce alcuna strada che aggiri il dolore, ma piuttosto una strada, insieme con Dio, che lo attraversi”. Le reazioni alla sofferenza possono essere le più varie. Qualcuno, con un cammino di fede alle spalle, non trovando risposta può arrivare addirittura a rinnegare la propria fede. Altri, che si ritenevano lontani, di fronte alla fragilità della vita, possono aprirsi sorprendentemente alla fede. L’amore di Dio non mi protegge da ogni sofferenza. Mi protegge però in ogni sofferenza. Mi si delinea così nel presente ciò che si compirà nel futuro. La vittoria definitiva dell’amore di un Dio che non è un essere indifferente ed insensibile, sordo al dolore ed alla ingiustizia, ma si è preso cura e si prenderà sempre a cuore la sofferenza degli uomini. Così guidata da don Carlo Vallati, la platea delle sorelle e dei barellieri unitalsiani da subito si è riconosciuta nelle situazioni vissute nei pellegrinaggi, con gli amici più fragili. Addentrarci nei fondamenti della fede e riceverne guida con cui fare memoria ci ha dato una bella sensazione e una spinta a ci ancora in campo per ripercorrere ancora i viaggi che ci portano a Banneux, Lourdes, per guardare con il cuore la sofferenza che il Crocifisso ci mostra. Una giornata importante, dunque, cui lo scambio delle esperienze, il pranzo condiviso e la Santa Messa hanno aggiunto valore e senso al nostro peregrinare insieme.
La Guida, una volontaria unitalsiana


Pubblicato il 5 Febbraio 2026