Il Rettore del Santuario di Notre Dame di Lourdes, padre Michael Daubanes è intervenuto alla conferenza stampa in occasione della pubblicazione del Messaggio di Papa Leone XIV per la 34 Giornata Mondiale del Malato.
Buongiorno a tutti. Sono davvero molto contento e riconoscente per questo invito a parlare a questa conferenza stampa. È per me un onore condividere questo magnifico messaggio della 34a Giornata Mondiale del Malato, basato su quanto sta accadendo presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes.
Innanzitutto, vorrei dire che è sempre una grande benedizione poter vivere questa Giornata Mondiale del Malato a Lourdes l’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, anniversario della prima apparizione della Vergine Maria, l’Immacolata Concezione, a Santa Bernadette Soubirous, l’11 febbraio 1858.
Questo messaggio del Santo Padre, che medita sulla compassione del buon samaritano, mi commuove profondamente. Sarà sicuramente fonte di gioia per i cappellani e per l’intera comunità accogliente del nostro Santuario. Risuona profondamente con la nostra esperienza quando accogliamo i pellegrini !
A Lourdes giungono i malati, le persone con disabilità, coloro che sono stati feriti nel cammino della vita. Lungi dall’evitarli, li avviciniamo, li accogliamo e, quando il loro numero diminuisce, per motivi economici o di altro tipo, li cerchiamo. Non li scegliamo. Si presentano a noi; è una gioia accoglierli, così come è per loro una gioia arrivare ai piedi della Madonna, alla roccia della grotta di Massabielle. Ovunque, con tutti i cappellani e i responsabili laici, mi assicuro che abbiano il primo posto, che occupino i primi banchi durante la Messa, che siano in testa alle processioni.
A Lourdes, le ferite sono numerose ed evidenti. Non c’è alcun tentativo di nasconderle; è inutile. Chi ne è segnato non se ne vergogna; sono autentiche. Le ferite sono fisiche, morali e spirituali. Spesso durano tutta la vita, raramente sono temporanee. Una grande ferita è comune a tutti noi: la ferita del peccato. L’unguento della misericordia è ampiamente applicato a coloro che lo riconoscono. Ciò avviene nella cappella delle confessioni, in risposta all’invito della Vergine Maria rivolto a Bernadette il 24 febbraio 1858, durante l’ottava apparizione: “Pregate Dio per la conversione dei peccatori”. Infatti, pellegrini di Lourdes, malati o sani che siano, ci scopriamo tutti feriti e quindi, allo stesso tempo, tutti guariti da Cristo, il divin samaritano.
A Lourdes, si intreccia una grande rete di relazioni, una rete antichissima che continua ad espandersi e rinnovarsi. Giovanissimi e molti meno giovani prestano servizio, sia presso l’Hospitalité Nostra Signora di Lourdes che presso le Hospitalité diocesane. Anche i locali dell’Ufficio Cristiano per le Persone con Disabilità sono uno di questi luoghi in cui si sperimenta quotidianamente il miracolo dell’accoglienza, dell’ascolto e della fraternità autentica. A Lourdes, siamo samaritani. A volte anche per i bisogni più elementari, come andare in bagno. Se ci sentiamo impotenti di fronte alla sofferenza o alla disabilità, grazie a un fratello o una sorella maggiore, impariamo a essere samaritani. Quanti giovani a Lourdes hanno imparato e amato aiutare i malati! Il Santuario è una magnifica scuola di umanità e di cristianesimo. Ci rendiamo conto che possiamo essere tutti samaritani. Samaritani gioiosi e contagiosi, i cui cuori non cessano mai di aprirsi, sempre di più.
A Lourdes, l’esperienza assume una profonda dimensione sociale, ecclesiale e universale. La natura della malattia di una persona ha poca importanza. Raramente ci si informa sulla sua nazionalità. La barriera linguistica è piuttosto fragile; il linguaggio utilizzato è quello della carità. Per quanto riguarda la cura, la tenerezza e il sostegno, il modello economico è basato sulla generosità, sul volontariato e sul servizio disinteressato.
All’inizio della stagione dei pellegrinaggi, la mia speranza è che i pellegrini che arriveranno a Lourdes nel 2026 siano toccati dalla grazia concessa dalla Vergine Maria, così che possano andare a servire i loro fratelli e sorelle malati e compiere atti di compassione. Così, con loro, saremo tutti samaritani del nostro tempo, di cui il nostro mondo ha così disperatamente bisogno.
Pubblicato il 20 Gennaio 2026

